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Il nuovo nomos della terra

Sergio Ortino, Il Mulino, Bologna, 1999

Questo mese abbiamo deciso di sottoporre all’attenzione dei lettori non una nuova uscita editoriale come facciamo solitamente, ma di recuperare un volume pubblicato 10 anni fa, che abbiamo riscoperto di recente e reputiamo di grande interesse.    

Perché recensire un libro dieci anni dopo la sua apparizione? Soprattutto se si tratta di un saggio sulla glo-calizzazione, il processo in rapido mutamento che ridisegna le direttrici socio-organizzative che le società contemporanee stanno scegliendo per il presente e il futuro?

Noi siamo convinti che il libro di Sergio Ortino, ancora attualissimo, meriti una citazione perché ha resistito – e bene – al tempo impietoso che rende spesso obsolete analisi e previsioni della società globale.

Prima di tutto, non è un libro di sola analisi o che propone unicamente scenari a venire.

Si tratta di un utile compendio storico-analitico delle - a detta dell’autore - quattro grandi "suddivisioni" spazio-temporali che hanno caratterizzato le società umane.

Il nomos citato nel titolo del libro da Ortino va inteso nell’accezione di Carl Schmitt: "La parola greca che designa la prima misurazione, da cui derivano tutti gli altri criteri di misura; la prima occupazione di terra, con relativa divisione e ripartizione dello spazio; la suddivisione e distribuzione originaria è nomos. (…) Il nomos nel suo significato originario indica piena 'immediatezza' di una forza giuridica non mediata da leggi; un evento storico costitutivo, un atto della legittimità che solo conferisce senso alla legalità della mera legge".

Nella storia dell’umanità vi sono stati, secondo Ortino, quattro di questi eventi storici costitutivi che hanno, di fatto, costituito la base di ogni discorso normativo e quindi giuridico.

Il primo evento costitutivo caratterizza le società primigenie, dedite alla caccia, alla pesca e alla raccolta dei prodotti della terra. L’atto costitutivo di una società del genere è la tribalità e la compartecipazione col mondo naturale circostante. In questa fase l’uomo cerca di inserirsi nei processi naturali ricercando un "equilibrio cosmico" con il creato.

Il secondo evento costitutivo, che stravolge il nomos dell’epoca precedente portando alla centralizzazione e all’accumulazione all’interno delle società umane, caratterizza la "rivoluzione agricola". L’uomo diventa vieppiù sedentario, accumula beni e accentra i suoi centri di potere nelle città. In questa fase si profila il potere di un individuo accentratore quale è il re.

Il terzo evento costitutivo si verifica all’inizio della rivoluzione industriale, che Ortino retrocede di due secoli rispetto ai canoni classici, situandola in concomitanza con le grandi scoperte geografiche. Le nuove società emergenti, a differenza dell’epoca dell’agricoltura, sono quelle che si affacciano sul mare, in grado di gestire commerci e conquiste a livello globale.

Il quarto e ultimo evento, recentissimo, è stato indotto dalla comunicazione a tempo e spazio prossimi allo zero che ha unito e unificato il mondo. Una nuova ri-unione di tutti gli uomini, al di là di divisioni nazionali, si sta profilando causata e consentita dalle recenti innovazioni tecnologiche che hanno dato al mondo come lo conosciamo un nuovo spazio, quello virtuale. Un regionalismo, oltre che politico soprattutto economico, si sta profilando come risposta alla caduta delle barriere politiche e culturali.

Il libro di Ortino, che dieci anni fa poteva apparire utopico per quel che riguarda l’orizzonte futuro, si rivela quest’oggi profetico con una attualissima proposta di federazione delle polis e delle attività umane. "Nelle esperienze tradizionali e più consolidate di Stato federale come Stati Uniti, Svizzera, Germania, Canada, Australia, il federalismo è stato sempre inteso come ordinamento politico attraverso cui vengono distribuiti i diritti sovrani tra le entità centrali e le entità periferiche, presenti all’interno del proprio territorio. Un federalismo, quindi, che ha ancora alla base la concezione dello Stato sorto nel XVI secolo in Europa". Accanto a queste forme tradizionali di federalismo strutturale, Ortino sottolinea l’emergere di nuove forme di federalismo funzionale. Un federalismo "in grado di ridisegnare e riorganizzare in tempi ragionevolmente brevi gli assetti territoriali-statali in conformità ai grandi cambiamenti strutturali della nostra epoca". Già nel 1999, quando la rivoluzione tecnologica apportata dal web e dalla tecnoscienza era ancora abbozzata, Sergio Ortino prefigurava "un ordine mondiale pluralista di tipo reticolare, in cui i singoli individui avrebbero potuto scegliere il livello di governo territoriale più idoneo alla soluzione dei loro problemi, come pure l’organizzazione indipendente e autonoma da qualunque potere pubblico territoriale, idonea a tutelare interessi specifici al di là di qualunque confine politico."

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