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  • Pietro Maria Bardi - Il padre-padrone del maggior museo dell'America Latina

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    Lo spezzino Pietro Maria Bardi è stato il fondatore (e per quarant’anni il ‘padre-padrone’) del MASP (Museu de Arte de São Paulo), considerato il maggior museo dell’America Latina grazie ad una collezione che comprende dipinti di Goya, Cranach, Raffaello, Tiziano, Van Gogh, Cézanne, Modigliani, Picasso, Gauguin, Renoir, e una collezione unica delle sculture di ballerine di Degas, che lo stesso Bardi aveva "arraffato" con metodi poco ortodossi nell’immediato dopoguerra. Bardi è considerato anche uno dei maggiori protagonisti della vita culturale brasiliana dal dopoguerra a oggi. Nato a La Spezia il 21 febbraio del 1900 e morì il primo ottobre del 1999 a San Paolo, in quasi un secolo di collezionò capolavori, successi, accuse, polemiche e provocazioni.
    Amava dichiarsi il perfetto esempio di autodidatta. Senza aver studiato arte, fonda nel 1925 la Galleria Bardi, e nel 1929 diventa direttore della Galleria di Roma e critico d’arte della rivista ‘L’Ambrosiano’. Senza aver studiato architettura, fonda assieme a Massimo Bontempelli la rivista ‘Quadrante’, alla quale collaborano tra gli altri Le Corbusier, Léger, Mies van de Rohe e Gropius. Senza aver studiato cinema, insegnerà sceneggiatura, montaggio e regia.
    Nella capitale stabilisce solidi legami con i gerarchi del fascismo e con lo stesso Mussolini, anche se poi viene espulso dal partito per aver messo in questione l’estetica fascista e per aver invitato intellettuali ebrei a scrivere sulle pubblicazioni che curava. Alla fine della guerra preferisce espatriare, e parte per il Brasile in luna di miele con la moglie, l’architetto romana Lina Bo. In un’esposizione d’arte italiana a Rio de Janeiro, conosce il magnata e mecenate brasiliano Francisco de Assis Chateaubriand, con il quale stabilisce un’amicizia e una collaborazione che dureranno decenni. Chateaubriand lo invita a montare un museo a San Paolo, si assicura un prestito di 4 milioni di dollari (dell’epoca!) del Chase Manhattan Bank, e spedisce Bardi in Europa a comprare tutto quello che può. Il momento era perfetto: nell’Europa impoverita e allo sbando, centinaia di capolavori vanno all’asta ma i compratori sono scarsi. Dal primo viaggio, Bardi torna con la ‘Resurrezione’ di Raffaello, ‘Il ritratto del duca di Olivares’, e 73 bronzi di Degas, e nasce così nel 1947 il MASP, che all’inizio è ospitato dall’edificio del gruppo ‘Diários Associados’ di Chateaubriand. Nei decenni seguenti, l’infaticabile Bardi compra quasi cinquemila opere d’arte per il "suo" museo, per un totale di un miliardo di dollari. Quando i suoi critici mettono in dubbio l’autenticità di alcuni capolavori come l’’Autoritratto’ di Velasquez e il ‘Ritratto del Cardinale Cristoforo Madruzzo’ di Tiziano, Bardi semplicemente organizza per legittimare i suoi acquisti una mostra itinerante nei maggiori musei del mondo, che si conclude nel 1957 al Metropolitan di New York. A chi lo accusa di arricchirsi con il museo alle spalle del suo benefattore Chateaubriand, Bardi risponde sprezzante di "non aver mai preso una lira in quarant’anni dedicati al MASP".
    Presto l’immenso patrimonio del museo non può più limitarsi alle sale dei ‘Diários Associados’. Bardi compra un terreno sul punto più panoramico sull’Avedida Paulista, e lì fa costruire la sede definitiva del MASP, con un progetto avveniristico di sua moglie: un blocco di vetro sospeso tra quattro pilastri rossi, che diventa subito una delle vedute tipiche di San Paolo e uno dei maggiori richiami turistici (San Paolo è oggi la città più visitata dai turisti in Brasile, anche grazie al MASP). Ad inaugurarlo nel 1968 interviene nientemeno che la regina Elisabetta d’Inghilterra.
    Polemico, maniacale e anticonformista, era capace di prendere la scopa e lo sciacquone e ripulire daccapo una sala alla vigilia dell’apertura di un’esposizione se non la trovava impeccabile. Nel 1982, per protesta contro i manifesti pubblicitari affissi sulle pareti del "suo" museo, prende un barattolo di vernice rossa e scrive "Merda, merda, merda": finisce in galera, ma quando poi lo scarcerano per aver superato i settant’anni, commenta acidamente "Che bello, posso continuare a scrivere ‘merda’".
    Bardi rimane presidente onorario del MASP fino al 1990, quando fonda l’Istituto Lina Bo e P.M. Bardi, una fondazione che raccoglie la sua collezione privata, che lascia allo Stato brasiliano. Con la morte della moglie nel 1992, la salute fisica e mentale lo abbandona, ma trova ancora la forza di completare la ‘Storia del MASP, 1946-1990’, poi la rottura di un’aorta gli impedisce qualsiasi altro lavoro. Aveva sempre ripetuto che sperava di morire al tavolo di lavoro. A chi gli chiedeva come fare ad arrivare ai novant’anni, la risposta era di nuovo una provocazione: "Non bevo, non fumo e non guardo le telenovelas. mio segreto è lavorare, lavorare sempre, e non dare ascolto agli invidiosi..."
     

    Roberto Cattani-Centr,
    News ITALIA PRESS 

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