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  • Ernesto Verrucci - Un genio arabo con un nome italiano

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    Ernesto Verrucci prende il volo nella terra dei Faraoni in nome dell'Architettura 


    Il suo amore per l'Egitto nacque nelle trincee insanguinate della guerra greco-turca del 1896: tra i compagni legionari delle file garibaldine vi era infatti un nutrito gruppo di italiani provenienti dall'Egitto e tra essi il conte Petracchi, che lo persuase a seguirlo nella terra dei Faraoni. Quella di Ernesto Verrucci è quindi una storia italiana che nasce dalle macerie della guerra per prendere il volo con i progetti dell'Architettura.
    Nato a Force, in provincia di Ascoli Piceno, il 14 marzo 1874, Verrucci frequentò le scuole dell'ex provincia papalina per poi trasferirsi all'Accademia di Belle Arti di Modena e diplomarsi in Architettura. Dopo la sanguinosa parentesi di guerra combattuta agli ordini del generale Ricciotti Garibaldi, il marchigiano diede ascolto al consiglio del compagno d'armi e si trasferì in Egitto, vera e propria fucina di talenti europei.
    Stabilitosi ad Alessandria, il giovane architetto entrò a far parte del personale tecnico del Museo Greco-Romano, per poi trasferirsi dopo un solo anno di apprendistato, al Ministero dei Lavori Pubblici in qualità di architetto capo sezione.
    Al Cairo il tecnico marchigiano operò per dieci anni mostrando dedizione al lavoro e seguendo numerose opere pubbliche, entrando peraltro in amicizia con numerosi esponenti politici arabi. Nei primi anni del Novecento, l'italiano decise di chiudere la sua esperienza di dipendente, scegliendo di operare in Egitto come libero professionista, al servizio dei notabili locali e degli esponenti della numerosa colonia internazionale.
    Entrato stabilmente nel mondo d'affari egiziano, Ernesto Verrucci ottenne numerose commissioni. Il monumento funerario della famiglia Nuncovic (stile classico) nel cimitero greco-ortodosso, il cenotafio del Dott. Elwi Pascià (in stile arabo), eretto nel cimitero musulmano del Cairo, la sede della Società di Economia Politica (in stile rinascimentale), la Villa di De Martino Pascià (fusione di più motivi architettonici), la scuola greca di Heliopolis (stile bizantino), i locali della Società Internazionale di Assistenza Pubblica, il Teatro nel giardino dell'Esbekieh del Cairo (in stile orientale), la sede della Società di Entomologia d'Egitto, sono soltanto alcune delle numerose opere firmate dal geniale architetto marchigiano, vero e proprio maestro dell'interpretazione stilistica ed epocale, e apprezzato intenditore delle varie culture mediterranee.
    Verrucci proseguì con successo la sua strada professionale vincendo nel 1914 il concorso della nuova sede dell'Università del Cairo, ma le sue brillanti idee progettuali si fermarono ai lavori del Palazzo delle Facoltà e ad alcuni padiglioni. La guerra mondiale infatti spazzò via tutti i lavori e lasciò per tre anni sospese le mille idee dell'italiano.
    Nominato nel 1917 architetto capo del W.A.Q.F. (una fondazione religiosa con una dotazione cospicua di patrimonio immobiliare), da parte del Sultano Fuad I, il tecnico marchigiano operò nell'incarico per due anni, realizzando nel periodo il cenotafio della Regina Madre e quello di Re Fuad nella Moschea el-Rifai del Cairo (considerato ancora oggi il Pantheon Egiziano). Queste opere, in rigoroso stile arabo, divennero un vero e proprio lasciapassare per l'italiano. Esse raccolsero talmente tante approvazioni da promuovere Verrucci tra i consiglieri più cari del sovrano egiziano.
    Gli vennero concessi il titolo e le funzioni di membro del prestigioso "Comité de Conservation des Monuments ed de l'Art Arabe", la distinzione onorifica di "Bey" e la nomina ad architetto Capo dei Palazzi Reali.
    Entrato nelle grazie della burocrazia araba, l'esperto progettista eseguì numerosi altri lavori di ristrutturazione. Dal 1919 al 1936 (anno in cui morì Re Fuad I) furono eseguite ristrutturazioni anche nel Palazzo Reale di Abdin al Cairo e tra esse ancora oggi fanno mostra di sé lo "Scalone d'onore" stile Luigi XVI, ricco di decorazioni plastiche e policrome, la "Sala del Biliardo" in stile rinascimentale, gli appartamenti privati del Re e della Regina, i nuovi appartamenti reali nel Haremlik (compreso quello per i sovrani stranieri in visita), il "Salone" (in stile bizantino) decorato da stupendi mosaici da bravissimi artigiani veneziani, la grande "Sala di Ricevimento" - sfolgorante di magnifiche decorazioni i cui lampadari, bronzi e vetrate sono stati realizzati da artigiani milanesi su disegno dello stesso Verrucci-, la "Sala del Trono", in stile arabo e finemente decorata con motivi orientali.
    La fama di Verrucci, nell'Egitto di Re Fuad, non conobbe più limiti. Divenuto agli occhi degli arabi un vero maestro della valorizzazione architettonica e artistica del mondo musulmano, il marchigiano ottenne ancora altre commesse importanti e la sua penna si posò sui progetti del Palazzo Reale di Abdin, per il quale egli progettò la Sala del Trono e trasformò in stile rinascimentale il grande vestibolo d'onore, la grandiosa Esedra, e la trasformazione in teatro di un esistente salone. Verrucci progettò inoltre anche la Nuova Caserma per le guardie e la cavalleria reale, compresa l'autorimessa della Corte.
    Sue anche le facciate del Palazzo Reale di Kubbech, al Cairo, le quali vennero riproposte in stile rinascimentale. Anche la città di Alessandria conserva oggi tracce del lavoro dell'architetto italiano. In questo agglomerato urbano Verrucci realizzò forse la sua opera più bella, e comunque quella che lo rese più famoso: il Palazzo Reale a Montazah, italianissimo nelle pure linee quattrocentesche. Nel corpo di questo importante edificio l'italiano riprodusse tra l'altro la torre senese dell'architetto Mangia, mentre su un isolotto eresse un Padiglione decorato in stile pompeiano.
    Prolifico nella progettazione e nella realizzazione, l'italiano lasciò in Egitto gran parte della sua fama e numerosi altri segni della sua arte. Tra essi vanno ricordati anche le opere realizzate a Damanhur. Qui Verrucci regalò alla cittadinanza il Teatro, la Biblioteca e il Museo civico. Ad Alessandria invece egli operò nella costruzione della Casa di Riposo Vittorio Emanuele III e della Sede dell'Associazione Internazionale Soccorsi Sanitari d'Urgenza (AISSU) inaugurata da re Fuad I nel 1928. Il marchigiano realizzò nella città alessandrina (era il 1927) anche il monumento in onore di Ismail Pascià, quale esponente di spicco di una comunità italiana che decise di regalare l'opera a re Fuad.
    Ultima opera testimone del versatile genio architettonico rimase la Sede dell'Istituto di Musica Orientale del Cairo, realizzata nel 1928. Gratificato e acclamato dal mondo culturale arabo come novello paladino dell'arte araba, Verrucci rientrò in Italia negli anni '30.
    Il fascismo trovò in lui uno spettatore freddo e disinteressato, e l'Italia nazionalista dimenticò presto le sue ottime qualità artistiche.
    Ernesto Verrucci, come tanti altri, finì nel dimenticatoio della nostra storia e morì nella sua natia Force, nel 1947, in un'Italia troppo distratta dagli enormi lutti e dalle terribili distruzioni prodotte dalla guerra, e troppo presa ricostruire il suo futuro in una nuova democrazia.
     

    Generoso D'Agnese,
    News ITALIA PRESS 

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