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  • Carlo Alfonso Nallino - Una vita dedicata alla mezzaluna

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    Carlo Alfonso Nallino divenne il più importante studioso mondiale dell'islam


    "L'Institute d'Egypte ha perso uno dei suoi più anziani membri onorari, il professore Carlo Alfonso Nallino. Noi perdiamo uno dei più grandi eruditi, un orientalista e un'islamista la cui vita e le cui opere furono intimamente legate all'Egitto."
    Con questo semplice e toccante necrologio, l'istituto culturale egiziano salutò nel 1938 la dipartita di Carlo Alfonso Nallino, un italiano che all'Egitto aveva regalato tutta la sua vita professionale e il suo amore per la cultura.
    Nato a Torino il 16 febbraio 1872, Nallino visse in una famiglia votata alla scienza applicata, ma nonostante un padre professore di chimica, non si interessò mai troppo alla branca. Egli scelse per sé la facoltà di Lettere dell'Università di Torino, dando sfogo al suo sogno di inseguire le antiche civiltà del passato. Laureatosi brillantemente nell'ateneo sabaudo, Carlo Alfonso decise di approfondire con attenzione lo studio delle lingue semitiche ma il suo successo accademico non si fermò a quest'unico segmento. Egli si distinse infatti come ottimo allievo anche nei campi della geografia, dell'astronomia e della giurisprudenza. Nel 1893, a soli ventuno anni, egli divenne già protagonista della scena culturale italiana dimostrandosi il miglior giovane talento nell'islamismo e pubblicando ben tre volumi di grande importanza sulla geografia e le scienze astronomiche degli Arabi. Il successo raccolto con i volumi, in un'epoca elettrizzata dalla passione per le culture arabe e per gli antichi egizi, gli permise di ottenere una sorta dai borsa di studi per il perfezionamento della lingua araba, e nello stesso anno egli raggiunse Il Cairo per prendere contatto direttamente con quel mondo che già aveva descritto nei suoi lavori universitari. La sua missione di approfondimento durò fino al maggio del 1894 e durante i mesi trascorsi in Egitto Carlo Alfonso Nallino dimostrò ancora una volta la sua grande familiarità con il mondo arabo. Egli pubblicò infatti nel 1900 un volume sulla grammatica del dialetto popolare egiziano, la migliore del suo genere, per un editore milanese (la storica casa Hoepli) che ne avrebbe ristampato una seconda edizione - sull'onda del grande successo-, nel 1913.
    Tornato temporaneamente a Torino, lo studioso ebbe tempo solo di riordinare il suo già vasto materiale di studio. Una nuova missione gli venne assegnata e questa volta l'invito arrivò dall'Osservatorio di Brera, direttamente proposto dai fratelli Schiapparelli, che nel giovane avevano riconosciuto le eminenti qualità scientifiche. La nuova destinazione scelta per Nallino fu la Spagna, paese europeo che nel suo seno conservava - e tutt'ora custodisce con grande orgoglio- importanti manufatti e biblioteche della lunga presenza araba. Nallino venne inviato alla Biblioteca Escurial per studiare approfonditamente il manoscritto dell'Introduzione all'Astronomia, libro fondamentale del mondo scientifico arabo, scritto da Al-Battani. Vissuto nel IX secolo e conosciuto popolarmente come Albatenio, l'uomo di scienza aveva origini turche e aveva costruito un osservatorio ad Al-Raqqa, sull'Eufrate, con il quale ripercorse e corresse le costanti dell'astronomia greca, tramandate dall'Almagesto di C. Tolomeo. Rideterminata l'obliquità dell'eclittica e scoperte altre relazioni matematiche egli venne considerato come il fondatore della scienza astronomica tra i musulmani del Medio Evo. Il lavoro di Nallino aiutò a riscoprire questo studioso di grandissima caratura, e la traduzione latina del torinese si compendiò in tre volumi intitolati "De Scientia stellarum", libri che resero celebri sia Nallino che Schiapparelli. Il successo del lavoro fece guadagnare al torinese il corso di arabo all'Istituto Orientale di Napoli, ateneo nel quale insegnò dal 1896 al 1902. Ulteriore tappa della carriera accademica del torinese fu Palermo dove ottenne la sua Cattedra e dove insegnò dal 1902 fino al 1913. Negli anni palermitani Nallino continuò incessantemente nella sua pubblicazione di libri inerenti i più disparati aspetti dell'Islam. Un amore, quello per la cultura araba che non passo inosservato nel vicino Egitto, paese affamato di contatti con il mondo scientifico europeo. L'ottima attività scientifica del torinese attirò l'attenzione del principe Fuad, futuro re, il quale assegnò allo studioso piemontese l'insegnamento nella nuova Università Egiziana fondata da lui stesso (oggi conosciuta come Università Fuad). Nallino accettò con entusiasmo l'offerta e nel 1910 esordì nell'aula magna del Cairo con una serie di conferenze sulla storia dell'Astronomia presso gli Arabi. Frutto maturo di queste conferenze divenne il volume dal titolo arabo "Ilm al-falak", pubblicato a Roma nel 1911. Tra quest'anno e il 1912 il piemontese tenne invece un corso di Storia della Letteratura Araba, al quale partecipò come allievo il futuro studioso Dott. Taha Hussein bey. Dopo quattro inverni trascorsi al Cairo, l'amore di Nallino per l'Egitto poteva definirsi completo e maturo. Egli mantenne sempre rapporti strettissimi con il paese dei Faraoni e negli anni diede alle stampe tantissimi lavori inerenti il mondo musulmano, nei suoi vari aspetti letterari e scientifici. Nel 1927 Nallino ottenne un nuovo incarico presso l'Università Fuad I° del Cairo. Questa volta egli insegnò ai suoi attenti studiosi le lingue semitiche. Per quattro anni il professore piemontese ebbe la grande soddisfazione personale di insegnare in questa università araba moderna, ogni volta arricchendo i suoi studenti e se stesso in un incessante interscambio culturale. Nel 1933 Carlo Alfonso Nallino fu nominato, con l'appoggio di re Fuad, membro effettivo dell'Accademia Reale di Lingua Araba del Cairo, il massimo riconoscimento dello stato nilota nei confronti dei suoi insegnanti. Amato e rispettato dagli scienziati egiziani e stranieri, il piemontese divenne una vera istituzione tra gli studiosi presenti al Cairo e nella capitale egiziana soggiornò un'ultima volta nel 1938. All'orizzonte c'era già la profonda e sanguinosa notte della Seconda Guerra Mondiale, ma lui continuava nei suoi amati studi. Fermatosi nel gennaio del'38 al Cairo, Nallino ottenne il permesso di re Abd al-Aziz ibn Saud di recarsi in Arabia. Accompagnato da sua figlia Maria (che divenne a sua volta una bravissima orientalista) egli viaggiò da Geddah fino alle regioni alpine di Taif, all'interno della Penisola Arabica, studiando attentamente la lingua e i costumi degli abitanti incontrati lungo il proprio itinerario. Tornato a maggio a Roma per riprendere i suoi lavori scientifici e per compendiare in un nuovo libro le sue ultime ricerche, non ebbe modo di completare quest'altro tassello della sua lunga carriera nel mondo musulmano. Gli sforzi del faticosissimo viaggio gli furono fatali. Il 25 luglio egli si spense così improvvisamente per una crisi cardiaca.
    La scomparsa di Nallino trovò un'ampia eco, soprattutto nel mondo arabo, dove il suo nome era diventato un vero e proprio monumento alla cultura islamica. L'Istituto d'Egitto gli riservò uno sfarzoso tributo, regalandogli l'ultimo viaggio verso il luogo di riposo e ricordando nelle sue manifestazioni il grandissimo insegnamento umano e scientifico di un italiano divenuto figlio adottivo della zzaluna.
     

    Generoso D'Agnese,
    News ITALIA PRESS

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