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Nuove regole per l’editoria italiana all’estero

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Roma, 21 ottobre 2008

Politici, esperti di comunicazione, editori e giornalisti si confrontano per un riforma bipartisan della legge sull’editoria. Il seminario è promosso dal Gruppo Parlamentare PDL -Eletti sulla Circoscrizione Estero e da Think-Tank - News ITALIA PRESS  presso la Sala delle Colonne alla Camera dei Deputati, via Paoli 19.

Il seminario è anche un vero e proprio evento mediatico trasmesso in diretta web sui siti NewsITALIA PRESS, Radio Radicale e Rai International, Rai News 24.

Il Programma del seminario

La diretta di Rai International

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Ticino e Lombardia sempre più vicini

L’italicità, in questi giorni, fiorisce in Ticino, il Cantone svizzero italiano. Nei giorni scorsi noti personaggi ticinesi si sono espressi su diversi media per un avvicinamento alla Lombardia in chiave italica. Il Corriere del Ticino ha pubblicato un interessante articolo a firma del Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini (cdt_11_0906_035.pdf), mentre l’Agenzia News ITALIAPRESS ha realizzato una serie di interviste su questo tema al Consigliere di Stato Patrizia Pesenti, al sindaco di Chiasso Moreno Colombo e alla municipale di Lugano Giovanna Masoni
L’italicità in questo caso sarebbe la dimensione comune culturale e valoriale su cui si incontrano italianità ed elveticità. In un’ottica di apertura a Sud, il borgo di confine di Chiasso, in sinergia con Lugano, potrebbe giocare le sue carte sul fronte del turismo, della finanza e della cultura italica. È stato pure sottolineato che la Regio Insubrica, un organismo transfrontaliero italo-svizzero che riunisce le province di Varese, Como, Lecco, Cusio-Val d’Ossola e Novara al cantone svizzero Ticino, potrebbe fungere da importante punto di contatto e di scambio.
L’Insubria, identificata come la “regione dei laghi”, può rappresentare un importante punto di riferimento in ambito turistico e culturale della sempre più diffusa ed estesa metropoli lombarda, Milano. La componente svizzera dell’Insubria e l’attivissima città di Lugano in particolare, il cui coinvolgimento consente un’apertura verso tutti gli italici che risiedono nella Confederazione Elvetica, potrebbero essere centrali in questo disegno.

Lugano e il Ticino saranno in futuro un importante nodo italico all’interno del sistema sociopolitico svizzero? Me lo auguro e ne sono convinto. Se le aperture attuali saranno colte e interpretate nel modo giusto, quello glo-cale per intenderci, esse potranno accelerare, e di molto, il processo di integrazione a cavallo della frontiera italo-svizzera. Si tratterebbe di un esperimento di vicinanza e comunanza in piena regola che, fra l’altro, consentirebbe ai ticinesi di contare molto di più a livello svizzero. E non è cosa da poco.

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L’ Italiano visto dal sole d’oriente

Pubblichiamo qui un interessante contributo inviatoci da Stefano Perego sull’insegnamento dell’italiano in Giappone

Marockyno’s history (Flickr by ALT123) 

La lingua italiana interagisce in ambito italico all’interno di quel processo di compressione tra spazio e tempo che ha avvicinato identità e culture una volta lontane, chiamato globalizzazione. Tra gli altri effetti meno noti della globalizzazione c’è anche lo sdoppiamento di tutte le componenti della società e della lingua. Da un lato, vi è la percezione di identità che si espandono e si ritrovano in tutto il mondo. Dall’altra, le motivazioni e la percezioni di coloro che si avvicinano alla cultura o alla lingua italiana in un’ottica italica. Il Giappone è un esempio chiaro di questa discrasia

E’ di alcuni mesi fa la notizia della bancarotta fraudolenta di una delle più conosciute ed importanti compagnie di insegnamento di lingue straniere giapponesi, NOVA. Pur essendo passata inosservata presso i media italiani, la notizia interessa da vicino l’Italia, perché riguarda una compagnia che, oltre a fornire una porta di accesso lavorativo per laureati italiani interessati all’e-learning e alla cultura nipponica, offriva corsi di lingua italiana ad oltre 70.000 studenti l’anno, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, a distanza o nelle sedi vicino alle fermate della metropolitana.

Durante tutto il periodo di crescita e di splendore di NOVA, finanche sino alla sua caduta, la suddivisione dei livelli di conoscenza delle lingue implementate dalla compagnia ha utilizzato le categorie classiche per livelli. Eppure, le categorie verso cui si sono polarizzate le lezioni sono state influenzate in maniera determinante dall’interesse specifico degli studenti verso categorie funzionali. Il semplice e generico viaggio in Italia copriva infatti solo il 20% di tutto l’interesse espresso dai potenziali italofili. La cucina, la musica, il design & moda e l’arte & architettura non solo mostravano l’inadeguatezza delle categorie di conoscenza per livelli. E’ interessante notare come la cucina e la musica abbiano rappresentato negli anni dal 2001 al 2006, su un totale di 300.000 studenti totali, il 45% dell’interesse totale, seguito dal 35% di interesse per design ed arte ed il restante 20% generico. Questa polarizzazione era coerente con le professioni svolte dai partecipanti che richiedevano una formazione specifica per la preparazione all’ingresso professionale nei settori italici globali, come ristorazione, import-export di moda, orchestre, opera ecc. Questi dati mostrano chiaramente che in un mondo globalizzato l’iconizzazione di caratteristiche specifiche collegate a termini relativi a concetti di uso globale della musica, del restauro, della cucina, del design, della moda, finanche della politica, si stanno progressivamente cristallizzando in termini Italici. Diventa allora chiaro che, come sostenuto da Piero Bassetti nel seminario promosso da Globus et Locus e Fondazione Università IULM “Glocalismo e lingua italiana: sfide e prospettive”, la lingua italiana che veicola un’identità culturale permette alla diaspora italiana nel mondo, diaspora “mite” rispetto ad altre, di identificarsi con una lingua “vocazionale”. In questa ottica, la lingua italiana non solo va tutelata e promossa essendo la sfida per l’ italiano vocazionale quella di sapersi adattare agli interessi anche economici che veicola in modo da sviluppare canali inclusivi efficaci.

Stefano Perego, Auralog

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Identità e integrazione in Ticino

Riporto qui di seguito il testo di un interessante articolo di Sergio Roic, pubblicato sul Corriere del Ticino del 5 dicembre 2007.

Identità e integrazione in Ticino: la sfida dell’”italicità”

di S. Roic

Quando si parla di identità, e se ne parla molto di questi tempi, spesso si finisce per andare incontro a numerosi equivoci che, per lo più, sono luoghi comuni. Tutt’ora, chi sottolinea la ricchezza culturale se non psicologica di chi ha la fortuna di possedere un’identità forte, viene definito da alcuni “nostalgico” o “autoreferente”.

Perbacco, esclama la mente aperta al vasto mondo, evviva il cosmopolitismo che tutto pialla e annulla! Perché chiudersi e confinarsi in un fazzoletto di terra? Perché non partecipare allo “spirito del tutto”? Già, perché no? In vacanza, magari, o leggendo un bel libro. Il quotidiano, però, lo viviamo proprio qui e proprio ora, in Ticino.

Chi arriva in Ticino – l’immigrato, il forestiero, il global traveller – si ritrova dinanzi un territorio unico per bellezza e significato, per cultura (i castelli di Bellinzona dipinti da Turner, la Montagnola di Hesse) e per lingua, la lingua italiana, quella cantabile in cui il dolce sì risuona. Il nuovo venuto ha la ventura di partecipare a usi e costumi confederali, quelli elvetici, che proteggono una democrazia diretta introvabile ad altre latitudini. Può usufruire di media pluralisti e puntuali nell’informare, di un’attività artistica autoctona o presentata in loco particolarmente ricca e variegata.

Ma allora, verrebbe da dire, il nostro Ticino è forse l’agognato paradiso? L’altra faccia della medaglia è la supposta poca generosità dei ticinesi – e qui si intende un certo atteggiamento restio nell’accogliere pienamente chi arriva da fuori e nel comprenderne difficoltà di affiatamento nei confronti di un sistema di vita sottoposto a una continua verifica di riuscita sociale. Insomma, è inutile negare che, per la forte pressione imposta da una società globalizzata fondata sull’immagine e sull’abbondanza delle cose, qui e ora colui che perde la corsa di fronte al suo “rivale mimetico” (il termine è di René Girard e connota il primo e più vicino competitore sociale) si sente escluso, emarginato, quando non addirittura rifiutato e messo da parte. E allora perché stupirsi se il disagio profondo si avverte soprattutto fra le seconde generazioni di immigrati, in coloro cioè che sono nati e cresciuti in Ticino ma che non si sentono accettati in toto come ticinesi.

In definitiva, voci di disagio si levano da comunità che, a torto o a ragione, si sentono emarginate e respinte. La Comunità africana ticinese ha più volte preso posizione, recentemente, sul basso livello di integrazione della gente africana in Ticino. Si è parlato, e non a sproposito, di coinvolgere media e operatori culturali in modo da fornire un’immagine diversa di chi arriva in Ticino per lavorare e non certo per delinquere. In questo campo si può fare molto e il progetto di integrazione reciproca tra Italia e Romania promosso da un’università milanese è un buon esempio di comunicazione riuscita.

È chiaro che per un’integrazione davvero riuscita ci vuole un terreno di incontro comune e condiviso, una dimensione culturale che appartenga a tutti e che sia a disposizione di ognuno. Questa dimensione culturale ed esistenziale comincia a profilarsi anche in Ticino e agli occhi dei ticinesi. Si tratta, naturalmente, dell’“italicità”, ovvero di un modo di “pensare con sentimento” secondo la migliore tradizione di un pensiero e di usi e costumi nati e cresciuti attorno a una lingua e a un patrmonio artistico e culturale.

Chi arriva da noi con la forte determinazione di integrarsi e di vivere in sintonia con i ticinesi necessita di un terreno di incontro culturale e relazionale solido e riconosciuto, fatto di iniziative non effimere di promozione della lingua e cultura che ci caratterizza e di esempi di integrazione riusciti. Ciò permetterebbe, a chi arriva, di riconoscersi come un italico, “cittadino” e partecipatore a pieno titolo della cultura e della sensibilità del luogo dove vive.

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Comunità Italofona e “sentire italico”

Il 26 settembre la Comunità Radiotelevisiva Italofona ha tenuto la sua assemblea generale all’interno dei lavori del Prix Italia, nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia di Verona.

In quell’occasione è stata presentata la nuova Carta Programmatica della Comunità radiotelevisiva italofona, positivamente salutata anche dal membro del C.d.A. della Rai, Carlo Rognoni, intervenuto ai lavori. La Comunità si pone infatti  l’obiettivo “di creare opportunità e proposte di valorizzazione del prodotto multimediale di lingua italiana nel contesto della dimensione culturale e linguistica dell’italicità nel mondo”.

La Comunità dei soci fondatori (Rai, Capodistria, RTSI, San Marino e Vaticano) si propone inoltre di allargare, nel 2008, il cerchio del proprio ambito di interesse ad un secondo livello, quello mediterraneo-europeo, non nascondendo l’obiettivo ambizioso di raggiungere in un prossimo futuro la “dimensione del sentire italico” nella nuova realtà della globalizzazione.

Per approfondimenti: www.comunitaitalofona.org

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