Archivi per Italofili

Abstract dell’intervista di Piero Bassetti per Italics (CUNY TV)

Bassetti - intervista Italics

Dal canale di i-Italy su Youtube: http://it.youtube.com/watch?v=7jOp8cW9-io

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Nuove regole per l’editoria italiana all’estero

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Roma, 21 ottobre 2008

Politici, esperti di comunicazione, editori e giornalisti si confrontano per un riforma bipartisan della legge sull’editoria. Il seminario è promosso dal Gruppo Parlamentare PDL -Eletti sulla Circoscrizione Estero e da Think-Tank - News ITALIA PRESS  presso la Sala delle Colonne alla Camera dei Deputati, via Paoli 19.

Il seminario è anche un vero e proprio evento mediatico trasmesso in diretta web sui siti NewsITALIA PRESS, Radio Radicale e Rai International, Rai News 24.

Il Programma del seminario

La diretta di Rai International

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Il futuro possibile degli italici in un libro intervista

Alcuni mesi fa Paolino Accolla e Niccolò D’Aquino hanno ricavato da una lunga intervista col sottoscritto un agile libretto dal titolo “Italici. Il possibile futuro di una community globale” pubblicato dall’editore svizzero Giampiero Casagrande.

“Italici. Il possibile futuro di una community globale”, Giampiero Casagrande editore, Lugano, 2008
Mi sono prestato con grande piacere a questo colloquio perché credo che il dibattito attorno alle “italiche cose” sia ormai maturo e degno di attenzione.
Infatti, gli italici e l’italicità sono ormai visti, vissuti e, cosa da non sottovalutare, anche “agiti” nel mondo: le reti, i contatti italici e fra gli italici si organizzano, acquistano spessore e consapevolezza e l’italicità comincia a essere percepita come il “destino futuro” di una community globale importante e riconosciuta.
Certo, finora questa comunità sparsa ai quattro angoli del mondo non è stata “incontrata” dai media. Parecchi sono ancora coloro, infatti, che ragionano nei termini e con i limiti nazionali e nazionalistici che non privilegiano l’apertura mentale e la percezione di nuovi fenomeni di aggregazione e comunanza. Nuovi fenomeni che, tuttavia, hanno radici profonde: gli usi, i costumi e i valori condivisi dagli italici.
Nell’intento di colmare questa lacuna più che altro mediatica su una comunità estesa e diffusa in tutto il mondo, e molto popolare, è nato il libro intervista “Italici”. Il testo è stato ripreso da alcuni amici bloggers, che qui segnalo e ringrazio, e con i quali mi piacerebbe aprire un dialogo costante per discutere e arricchire di nuovi spunti le tesi del libro.

Piero Bassetti. Una riflessione positiva sugli italici

dal blog di Giuseppe Adamoli. Nelle vacanze si portano di solito romanzi e letture leggere, molto meno i saggi. Voglio segnalare quì un libricino di sole ottanta pagine di Piero Bassetti “ITALICI”, Giampiero Casagrande editore…

Proposta 3. nutrire la rete italica nel mondo

francescomorace.nova100.ilsole24ore.com Proposta 3 (8 agosto 2008) La terza proposta riguarda l’italian way, il made in Italy, il senso dell’Italia. Spostandoci su un terreno nuovo e poco praticato, nutrendo una rete di italici nel mondo che già esiste. L’uscita del piccolo libro Italici. Il possibile futuro di una community globale. sancisce in modo…

Italici

blog.italiaindependent.com (di Antheus) Chi legge frequentemente questo blog sa che qui ci piace fare delle riflessioni sul “made in Italy” e sull’Italianità, concetti spesso travisati, usati in modo strumentale e non sempre corretto. Le mie riflessioni si arrichiscono dopo aver letto un interessante libro intitolato Italici. Il possibile…

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L’ Italiano visto dal sole d’oriente

Pubblichiamo qui un interessante contributo inviatoci da Stefano Perego sull’insegnamento dell’italiano in Giappone

Marockyno’s history (Flickr by ALT123) 

La lingua italiana interagisce in ambito italico all’interno di quel processo di compressione tra spazio e tempo che ha avvicinato identità e culture una volta lontane, chiamato globalizzazione. Tra gli altri effetti meno noti della globalizzazione c’è anche lo sdoppiamento di tutte le componenti della società e della lingua. Da un lato, vi è la percezione di identità che si espandono e si ritrovano in tutto il mondo. Dall’altra, le motivazioni e la percezioni di coloro che si avvicinano alla cultura o alla lingua italiana in un’ottica italica. Il Giappone è un esempio chiaro di questa discrasia

E’ di alcuni mesi fa la notizia della bancarotta fraudolenta di una delle più conosciute ed importanti compagnie di insegnamento di lingue straniere giapponesi, NOVA. Pur essendo passata inosservata presso i media italiani, la notizia interessa da vicino l’Italia, perché riguarda una compagnia che, oltre a fornire una porta di accesso lavorativo per laureati italiani interessati all’e-learning e alla cultura nipponica, offriva corsi di lingua italiana ad oltre 70.000 studenti l’anno, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, a distanza o nelle sedi vicino alle fermate della metropolitana.

Durante tutto il periodo di crescita e di splendore di NOVA, finanche sino alla sua caduta, la suddivisione dei livelli di conoscenza delle lingue implementate dalla compagnia ha utilizzato le categorie classiche per livelli. Eppure, le categorie verso cui si sono polarizzate le lezioni sono state influenzate in maniera determinante dall’interesse specifico degli studenti verso categorie funzionali. Il semplice e generico viaggio in Italia copriva infatti solo il 20% di tutto l’interesse espresso dai potenziali italofili. La cucina, la musica, il design & moda e l’arte & architettura non solo mostravano l’inadeguatezza delle categorie di conoscenza per livelli. E’ interessante notare come la cucina e la musica abbiano rappresentato negli anni dal 2001 al 2006, su un totale di 300.000 studenti totali, il 45% dell’interesse totale, seguito dal 35% di interesse per design ed arte ed il restante 20% generico. Questa polarizzazione era coerente con le professioni svolte dai partecipanti che richiedevano una formazione specifica per la preparazione all’ingresso professionale nei settori italici globali, come ristorazione, import-export di moda, orchestre, opera ecc. Questi dati mostrano chiaramente che in un mondo globalizzato l’iconizzazione di caratteristiche specifiche collegate a termini relativi a concetti di uso globale della musica, del restauro, della cucina, del design, della moda, finanche della politica, si stanno progressivamente cristallizzando in termini Italici. Diventa allora chiaro che, come sostenuto da Piero Bassetti nel seminario promosso da Globus et Locus e Fondazione Università IULM “Glocalismo e lingua italiana: sfide e prospettive”, la lingua italiana che veicola un’identità culturale permette alla diaspora italiana nel mondo, diaspora “mite” rispetto ad altre, di identificarsi con una lingua “vocazionale”. In questa ottica, la lingua italiana non solo va tutelata e promossa essendo la sfida per l’ italiano vocazionale quella di sapersi adattare agli interessi anche economici che veicola in modo da sviluppare canali inclusivi efficaci.

Stefano Perego, Auralog

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Ducati, un trionfo italico

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Una volta di “rossa italiana” nel mondo ce n’era una sola. In questi giorni però, a suon di trionfi (MotoGP e Superbike), l’altra “rossa”, la Ducati di Borgo Panigale, sta mietendo i frutti di un successo squisitamente italico.

Italico, perché la Ducati è senza dubbio la moto degli “italici” e non dei soli italiani (non a caso vince con Stoner).  I “Ducatisti” sono infatti una community globale di appassionati delle due ruote artigianali e dell’estetica elegante del made in Italy, un popolo ingegnoso di meccanici amatoriali (un Ducatista lo sa che per la delicata manutenzione della sua bizzosa due ruote un po’ meccanici bisogna esserlo).

L’azienda è consapevole dell’enorme potenziale costituito dalla “sua community”, con cui mantiene un filo diretto attraverso il “Desmoblog” uno degli esempi più riusciti di CEO blog nel panorama web, naturalmente bilingue (non tutti i ducatisti italici infatti parlano italiano) e altamente partecipativo.

La Ducati insomma ha vinto su tutti i fronti e non solo con Stoner, mentre Rossi ha perso con la Yamaha. Dobbiamo gioire della vittoria della macchina Ducati o soffrire della sconfitta del talento italico di Valentino? La risposta sarebbe facile, se la Ducati fosse semplicemente una macchina come la Yamaha, ma non lo è. Così,  anche se gli italiani sono in larga parte schierati con Rossi, noi da italici esultiamo insieme ai ducatisti nel mondo!

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Comunità Italofona e “sentire italico”

Il 26 settembre la Comunità Radiotelevisiva Italofona ha tenuto la sua assemblea generale all’interno dei lavori del Prix Italia, nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia di Verona.

In quell’occasione è stata presentata la nuova Carta Programmatica della Comunità radiotelevisiva italofona, positivamente salutata anche dal membro del C.d.A. della Rai, Carlo Rognoni, intervenuto ai lavori. La Comunità si pone infatti  l’obiettivo “di creare opportunità e proposte di valorizzazione del prodotto multimediale di lingua italiana nel contesto della dimensione culturale e linguistica dell’italicità nel mondo”.

La Comunità dei soci fondatori (Rai, Capodistria, RTSI, San Marino e Vaticano) si propone inoltre di allargare, nel 2008, il cerchio del proprio ambito di interesse ad un secondo livello, quello mediterraneo-europeo, non nascondendo l’obiettivo ambizioso di raggiungere in un prossimo futuro la “dimensione del sentire italico” nella nuova realtà della globalizzazione.

Per approfondimenti: www.comunitaitalofona.org

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La lirica italica di Pavarotti

modena theatre (source: Flockr by superbez) Dopo la sua scomparsa, molte cose sono state dette e scritte su Luciano Pavarotti e sulla sua musica. Big Luciano, così lo chiamavano i più, era così popolare perché ha riunito in un tutt’uno la lirica italiana, il melodramma e il pop moderno? Oppure perché è stato il continuatore di una tradizione e il contaminatore di più generi musicali, riuniti nella sua Modena in concerti che hanno fatto conoscere agli amanti del pop la lirica, e viceversa?
Vorrei, tuttavia, sottolineare come l’omaggio a un tenore certamente bravissimo, ma italiano, anzi modenese fino al midollo come tutta la sua vita ha dimostrato, sia stato un omaggio autenticamente globale. Gli sono state dedicate più di 200 prime pagine dalla stampa di tutti e cinque i continenti. Le trasmissioni tv si sono sprecate e le esequie sono state coperte in diretta dal canale di news globali CNN.
Certo, la lirica del modenese Pavarotti è un’emozione che ha radici localissime e legate a tradizioni canore specifiche. Questa emozione è poi assurta a fenomeno della cultura globale, un fenomeno che ha ben poco a che fare con l’Italia e che va molto al di là delle pur notevoli eccellenze canore del nostro Paese.
Nel caso di Luciano Pavarotti è infatti necessario prendere in considerazione la dimensione italica della sua opera e della sua fama. Pavarotti era associato anche da chi non lo conosceva particolarmente bene al nostro gusto musicale. In realtà è stato un vero e proprio maestro, morto per rinascere con la sua musica presso tutti coloro che apprezzano la bellezza del canto. La sua lirica ha raggiunto una dimensione globale, riconosciuta e riconoscibile ovunque, proprio perché italica nel mondo.
Rimarrà nel cuore di tutti noi italici.

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