Vivere in un mondo “mobile”
Prendo spunto da alcuni problemi di grande attualità - dalla rivendicazione identitaria di Cortina d’Ampezzo a far parte del Trentino, al controllo della criminalità tra i cittadini stranieri fino al tragico perpetuarsi dei naufragi di clandestini sulle coste del Mediterraneo – per una breve riflessione.
Le analisi di questi fenomeni si sprecano, sia da parte dei media sia in ambito politico. Purtroppo, queste analisi ben raramente colgono l’essenza del problema proponendo rimedi sbagliati e del tutto inadatti alla realtà dei fatti. Fatti che, è opportuno sottolinearlo, non sono per nulla casuali o eccezionali ma che fanno parte della logica di un mondo basato sulla mobilità.
Se fino al recente passato la nostra civiltà era fondamentalmente stanziale e legata alla dimensione del territorio, e cioè di un territorio limitato e perciò più facilmente controllabile, oggi la mobilità è diventata una dimensione imprescindibile della nostra epoca.
Infatti, le nuove sfide che la politica deve recepire sono quelle legate sia alla mobilità delle istituzioni (comuni che cercano un’appartenenza nuova in seno a Regioni più vicine dal punto di vista identitario) sia all’edificazione di sistemi sopranazionali (Schengen) che prediligono la dimensione della mobilità e della facilità degli scambi a quella del controllo su un territorio delimitato e definito.
Affrontare le contraddizioni dell’epoca glocale, legata a doppio filo alla mobilità, è inevitabile e necessario. Naturalmente, sarebbe utile farlo a partire dalla consapevolezza che proprio la dimensione della mobilità e quella della migrazione si trovano al centro delle nostre vite e che una riorganizzazione delle istituzioni e finanche delle psicologie a cui fanno capo i cittadini è improrogabile ma non ancora realizzata.
Frase riportata nel Museo dell’Immigrazione di Ellis Island
Italicando


Il successo della promozione del nuovo modello della Fiat 500, legato al cinquantesimo dell’uscita del modello originale, va al di là, e di molto, dei confini nazionali. Quest’auto è sicuramente stata un simbolo del made in Italy. L’auto era prodotta a Torino e venduta soprattutto agli italiani. Nell’immaginario collettivo nostrano la 500 corrispondeva infatti al prototipo dell’utilitaria, l’auto popolare italiana per eccellenza.
Gli italici bevono la birra Peroni? Così ci suggerisce in questi giorni la pubblicità della nostra birra bionda. Lo spot proposto è di stampo classico: si gioca la finale dei mondiali di calcio e gli avventori di un bar vengono scambiati per francesi. Ma loro bevono Peroni e si dichiarano:“Italici!”