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Comunità Italofona e “sentire italico”

Il 26 settembre la Comunità Radiotelevisiva Italofona ha tenuto la sua assemblea generale all’interno dei lavori del Prix Italia, nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia di Verona.

In quell’occasione è stata presentata la nuova Carta Programmatica della Comunità radiotelevisiva italofona, positivamente salutata anche dal membro del C.d.A. della Rai, Carlo Rognoni, intervenuto ai lavori. La Comunità si pone infatti  l’obiettivo “di creare opportunità e proposte di valorizzazione del prodotto multimediale di lingua italiana nel contesto della dimensione culturale e linguistica dell’italicità nel mondo”.

La Comunità dei soci fondatori (Rai, Capodistria, RTSI, San Marino e Vaticano) si propone inoltre di allargare, nel 2008, il cerchio del proprio ambito di interesse ad un secondo livello, quello mediterraneo-europeo, non nascondendo l’obiettivo ambizioso di raggiungere in un prossimo futuro la “dimensione del sentire italico” nella nuova realtà della globalizzazione.

Per approfondimenti: www.comunitaitalofona.org

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La lirica italica di Pavarotti

modena theatre (source: Flockr by superbez) Dopo la sua scomparsa, molte cose sono state dette e scritte su Luciano Pavarotti e sulla sua musica. Big Luciano, così lo chiamavano i più, era così popolare perché ha riunito in un tutt’uno la lirica italiana, il melodramma e il pop moderno? Oppure perché è stato il continuatore di una tradizione e il contaminatore di più generi musicali, riuniti nella sua Modena in concerti che hanno fatto conoscere agli amanti del pop la lirica, e viceversa?
Vorrei, tuttavia, sottolineare come l’omaggio a un tenore certamente bravissimo, ma italiano, anzi modenese fino al midollo come tutta la sua vita ha dimostrato, sia stato un omaggio autenticamente globale. Gli sono state dedicate più di 200 prime pagine dalla stampa di tutti e cinque i continenti. Le trasmissioni tv si sono sprecate e le esequie sono state coperte in diretta dal canale di news globali CNN.
Certo, la lirica del modenese Pavarotti è un’emozione che ha radici localissime e legate a tradizioni canore specifiche. Questa emozione è poi assurta a fenomeno della cultura globale, un fenomeno che ha ben poco a che fare con l’Italia e che va molto al di là delle pur notevoli eccellenze canore del nostro Paese.
Nel caso di Luciano Pavarotti è infatti necessario prendere in considerazione la dimensione italica della sua opera e della sua fama. Pavarotti era associato anche da chi non lo conosceva particolarmente bene al nostro gusto musicale. In realtà è stato un vero e proprio maestro, morto per rinascere con la sua musica presso tutti coloro che apprezzano la bellezza del canto. La sua lirica ha raggiunto una dimensione globale, riconosciuta e riconoscibile ovunque, proprio perché italica nel mondo.
Rimarrà nel cuore di tutti noi italici.

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Il cibo: meglio globale o locale?

Il dibattito tra cibo globale (standardizzato e dal medesimo sapore in tutto il mondo) e locale (tipico e fortemente radicato nei luoghi di produzione) è di moda.

Romagna (source: Flickr, by caviera)
Il gusto peculiare conferito a un pasto dalla tradizione e dalla terra di provenienza, è impagabile. La globalizzazione, invece, ci porta in casa molti prodotti che non avremmo assaggiato mai, ma che spesso e volentieri sono privati di quel di più che offre il gustarli nel loro ambiente.A questo proposito, val la pena di segnalare un post e alcuni commenti interessanti sul blog di Stefano Bonilli che parla di cibi globali e cibi locali.
Certo, essere locali nello scegliere i cibi più genuini costa di più. Essere invece glocal nello scegliere, per esempio, cibi della tradizione italica ma prodotti secondo standard qualitativi elevati dagli italici nel mondo, probabilmente costa un po’ di meno.
Il livello qualitativo del cibo italico è garantito? Spesso lo è, anche se non sempre. Iniziative come Slow Food o Eataly stanno puntando su alcuni dei simboli forti dell’italicità per farne autentici marchi di qualità. Ma spetta ai consumatori italici del mondo l’onere e l’onore di scegliere con accuratezza, anche perché le imitazioni sono parecchie e non sempre genuine.

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La 500 ritorna, sarà l’utilitaria degli italici?

fiat 500 (source:flickr by txkun)  Il successo della promozione del nuovo modello della Fiat 500, legato al cinquantesimo dell’uscita del modello originale, va al di là, e di molto, dei confini nazionali.  Quest’auto è sicuramente stata un simbolo del made in Italy. L’auto era prodotta a Torino e venduta soprattutto agli italiani. Nell’immaginario collettivo nostrano la 500 corrispondeva infatti al prototipo dell’utilitaria, l’auto popolare italiana per eccellenza.
Oggi la 500 vive un grande rilancio e non si può non sottolineare come in questo caso una creazione tipicamente italiana, la 500, assurga al ruolo di ambasciatore non più delle sorti produttive nazionali ma di un mondo e un modo di fare italico. Infatti, la nuova 500 non viene più costruita in Italia e non necessariamente sarà guidata dagli italiani.
Un prodotto italico è fabbricato in tutto il mondo e si propone a un pubblico di consumatori più ampio. Naturalmente, i primi consumatori del made by italics sono proprio gli italici.
Affermare esplicitamente che un nostro prodotto come la 500 è oggi italico, anziché semplicemente italiano è un’operazione lungimirante. Il successo collettivo del modo di vivere e di fare nel mondo degli italici dipende in larga misura da intrecci e incroci di immaginari, in un riconoscersi di relazioni sempre più strette e significative.
Sono convinto che se la Fiat, con la nuova 500, lo facesse con e per gli italici nel mondo, raddoppierebbe come minimo l’appeal e le dimensioni del mercato del suo nuovo modello.

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Dialetti o italiano: qual è la lingua degli italici?

Un recente studio indica come ben il 54% degli italiani preferiscano il dialetto all’italiano fra le mura domestiche.
Per essere precisi, quello che comunemente viene chiamato “dialetto” non è altro se non una delle trenta lingue regionali d’Italia – come ben sappiamo la lingua italiana deriva da un “dialetto”, il toscano.
La situazione fuori dall’Italia, nelle nutrite comunità globali italiche, è ancora più complessa: in Brasile per esempio si parla il “taliano”, un dialetto di ascendenze venete. Negli Stati Uniti spesso ci si imbatte in parlate dialettali incomprensibili persino ai compaesani del luogo d’origine (ciò che oggi si parla a New York risale magari agli anni ‘30 del secolo scorso, mentre nel paese d’origine la parlata è evoluta).
Durante un recente viaggio a San Francisco, convinto di dovermi rivolgermi alla platea italica in inglese, fui invitato a parlare in italiano.
Esiste una lingua unica in cui gli italici possano comunicare fra di loro? Evidentemente no.
I numerosi modi di comunicare all’interno delle comunità italiche, verso l’esterno e fra di loro sono un arricchimento, un ostacolo o un problema?
Un dibattito su questo tema sarebbe di grande attualità nel momento in cui la comunità italica prende coscienza di sé e allaccia relazioni sempre più fitte al suo interno.
Sarò lieto di ricevere commenti e proposte e scambiare opinioni su questo blog.

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Un blog glocal

Piero Bassetti Questo blog è dedicato alla dimensione glocal (globale e insieme locale) che permea tutti gli aspetti della nostra vita. Sono fenomeni glocal la mobilità, le migrazioni, il web, la civiltà dell’informazione, ecc. I blog stessi sono un fenomeno glocal per eccellenza!

Nel mondo glocal, in particolare, le grandi comunità diasporiche come gli anglosassoni, gli ispanici, gli italici, si affermano sempre più come attori politici emergenti. Una logica glocal richiede nuove istituzioni, nuovi modi di governo o meglio di “governance”, nuove regole, nuovi modi di rappresentanza e nuove istituzioni politiche (non dimentichiamoci che le ultime elezioni italiane sono state decise dagli italiani fuori d’Italia, gli italici). Insomma, il mondo in cui viviamo è profondamente cambiato e ciò è dovuto all’azzeramento delle dimensioni del tempo e dello spazio nella vita dell’uomo (oggi si comunica in tempo reale e lo spazio, tutto lo spazio terrestre, è percorribile in tempi ristrettissimi). Questi miei pensieri scaturiscono da una costante riflessione sulle problematiche e opportunità del mondo glocal che da ormai nove anni conduce Globus et Locus, l’associazione che presiedo. Spero, con questo mio diario, di fare cosa utile a chi vorrà approfondire alcuni aspetti della tematica centrale odierna, il glocal, che sta modificando concretamente le vite di tutti noi.

Piero Bassetti

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