“Ciao Italia” e la svolta italica
Bartolo Ciccardini, il presidente di “Ciao Italia”, l’associazione che raggruppa e rappresenta la rete mondiale dei ristoratori italiani nei cinque continenti, ha rilasciato in questi giorni un’ intervista per Newsitaliapress sull’importanza della “svolta italica” di questo diffuso e articolato network globale.

Riconoscere la valenza della rete italica in quello che è forse il segmento primario della penetrazione dell’italicità nel mondo – in questo caso si può ben dire che l’italicità ha ormai “preso il mondo per la gola” – è naturalmente di grande importanza e di buon augurio.
Auspicare una qualità dei prodotti e della realizzazione culinaria tutta italiana non basta infatti più. Oggi viene riconosciuto il valore delle varie “contaminazioni” locali del “cibo all’italiana”. Tenere conto di questa vera e propria “svolta del gusto” è di importanza fondamentale anche per dare il giusto riconoscimento a tanti italici appassionati sparsi nel mondo che hanno perpetuato i valori della nostra cucina venendo spesso e volentieri esclusi dal circuito della cosiddetta “cucina italiana genuina”. In questo ambito, a sproposito, si parlava di imitazioni e di “caduta del gusto”, mentre invece in loco veniva compiuto un naturale adattamento ai gusti locali oppure venivano mantenute tradizioni culinarie che magari si erano perse in madrepatria.
In una visione onnicomprensiva e italica che va ben al di là di una difesa corporativistica della ragion di stato italiana, ritengo che il cibo “all’italiana” sia ormai una realtà talmente variegata e complessa di intersezioni di gusto da dover seguire ormai la strada della qualità più che quella di un supposto e sempre più problematico “made in Italy”.
Non bisogna dimenticare, come ha giustamente sottolineato Ciccardini, che “la cucina italiana per la diaspora è stata una religione, questa religione ha fatto un miracolo che ancora ci stupisce e ci commuove”.
Insomma, se gli italici si sono identificati nel loro cibo nel vasto mondo, oggi è giusto che questo loro amore per il cibo venga riconosciuto e valorizzato al di là di ghettizzazioni nazionali e di pretese rivendicazioni nazionalistiche.
Italicando