Vivere in un mondo “mobile”

Prendo spunto da alcuni problemi di grande attualità - dalla rivendicazione identitaria di Cortina d’Ampezzo a far parte del Trentino, al controllo della criminalità tra i cittadini stranieri fino al tragico perpetuarsi dei naufragi di clandestini sulle coste del Mediterraneo – per una breve riflessione.

Le analisi di questi fenomeni si sprecano, sia da parte dei media sia in ambito politico. Purtroppo, queste analisi ben raramente colgono l’essenza del problema proponendo rimedi sbagliati e del tutto inadatti alla realtà dei fatti. Fatti che, è opportuno sottolinearlo, non sono per nulla casuali o eccezionali ma che fanno parte della logica di un mondo basato sulla mobilità.
Se fino al recente passato la nostra civiltà era fondamentalmente stanziale e legata alla dimensione del territorio, e cioè di un territorio limitato e perciò più facilmente controllabile, oggi la mobilità è diventata una dimensione imprescindibile della nostra epoca.
Infatti, le nuove sfide che la politica deve recepire sono quelle legate sia alla mobilità delle istituzioni (comuni che cercano un’appartenenza nuova in seno a Regioni più vicine dal punto di vista identitario) sia all’edificazione di sistemi sopranazionali (Schengen) che prediligono la dimensione della mobilità e della facilità degli scambi a quella del controllo su un territorio delimitato e definito.
Affrontare le contraddizioni dell’epoca glocale, legata a doppio filo alla mobilità, è inevitabile e necessario. Naturalmente, sarebbe utile farlo a partire dalla consapevolezza che proprio la dimensione della mobilità e quella della migrazione si trovano al centro delle nostre vite e che una riorganizzazione delle istituzioni e finanche delle psicologie a cui fanno capo i cittadini è improrogabile ma non ancora realizzata.

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Frase riportata nel Museo dell’Immigrazione di Ellis Island

2 Commenti »

  1. Antonio Cianci scrive,

    11 Novembre 2007 @ 8:29 pm

    Concordo pienamente.
    Se non ricordo male, gli antichi dicevano “Ubi bene ibi patria”.

    A volte, molti di noi dovrebbero ricordarsi che è solo per un caso che siamo nati da questa sponda del mare: se la cicogna ritardava un pochino, poteva depositarci da un’altra parte…

    Grazie per avermi ricordato l’importante frase di Ellis Island…
    Antonio

  2. Sergio Roic scrive,

    12 Novembre 2007 @ 1:14 pm

    Caro Antonio,
    effettivamente, le problematiche che cogli e interpreti bene, spesso non vengono considerate come i veri temi della modernità, almeno per quel che riguarda il loro impatto quotidiano. Certo, non bisogna dimenticare chi siamo e qual è la nostra storia di migranti per cercare di comprendere la vita,le aspettative e l’impatto con una realtà come quella italiana da parte degli immigrati - che noi consideriamo “italici in arrivo” - che magari si aspettano di trovare in Italia un nuovo “El Dorado” finendo però con l’essere costretti a vivere come cittadini di serie B.
    La mobilità è anche questo, purtroppo.

    Sergio

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