Il cibo: meglio globale o locale?

Il dibattito tra cibo globale (standardizzato e dal medesimo sapore in tutto il mondo) e locale (tipico e fortemente radicato nei luoghi di produzione) è di moda.

Romagna (source: Flickr, by caviera)
Il gusto peculiare conferito a un pasto dalla tradizione e dalla terra di provenienza, è impagabile. La globalizzazione, invece, ci porta in casa molti prodotti che non avremmo assaggiato mai, ma che spesso e volentieri sono privati di quel di più che offre il gustarli nel loro ambiente.A questo proposito, val la pena di segnalare un post e alcuni commenti interessanti sul blog di Stefano Bonilli che parla di cibi globali e cibi locali.
Certo, essere locali nello scegliere i cibi più genuini costa di più. Essere invece glocal nello scegliere, per esempio, cibi della tradizione italica ma prodotti secondo standard qualitativi elevati dagli italici nel mondo, probabilmente costa un po’ di meno.
Il livello qualitativo del cibo italico è garantito? Spesso lo è, anche se non sempre. Iniziative come Slow Food o Eataly stanno puntando su alcuni dei simboli forti dell’italicità per farne autentici marchi di qualità. Ma spetta ai consumatori italici del mondo l’onere e l’onore di scegliere con accuratezza, anche perché le imitazioni sono parecchie e non sempre genuine.

5 Commenti »

  1. Vincenzo scrive,

    6 Settembre 2007 @ 5:15 pm

    La mia esperienza mi suggerisce che i marchi di qualità di un prodotto alimentare non sono semplici barriere commerciali ma un autentico modo di vivere e gustare il bere e il mangiare. Gli “italici” vivono meglio perché sanno scegliere ciò che mettono in tavola? Sarebbe bello se fosse veramente così. Il fatto è che tutti ormai si fanno passare per italiani o “italici” perché fa tanto chic. Ma allora dobbiamo proteggerci o dobbiamo accettare per buoni tutti i prodotti che finiscono in “a” o in “o”?

  2. isa conti scrive,

    6 Settembre 2007 @ 8:32 pm

    Che senso ha comprare cibi della tradizione italica ma prodotti all’estero??? Sarebbe questo il cosiddetto glocal? Sono d’accordo con Bonilli: “local è bello”. E se voglio degustare un bicchiere di Amarone preferisco che sia “made in Valpolicella” e non in Sudafrica!

  3. Vincenzo scrive,

    7 Settembre 2007 @ 5:40 pm

    Cara Isa, certo che “local è bello”, soprattutto quando si tratta di prodotti tipici. Ma appunto perché tipici, questi prodotti non appartengono ormai solo all’Italia. Pur vivendo da diversi anni dall’altra parte dell’Oceano, io e la mia famiglia siamo molto legati alle nostre tradizioni. E ciò che mettiamo in tavola e gustiamo è un pezzo di Italia che rivive dall’altra parte del mondo. Gli imitatori sono altri…

  4. Valentina scrive,

    9 Settembre 2007 @ 11:20 am

    Su questi temi consiglio la lettura del libro dell’antropologa Cristina Grasseni “La reinvenzione del cibo. Culture del gusto fra tradizione e globalizzazione ai piedi delle Alpi”, recentemente pubblicato da QuiEdit.
    L’autrice propone una riflessione sulle strategie (produttive, di marketing, politiche) messe in atto per rendere appetibili sul mercato globale i prodotti “tipici”, riscoperti come risorsa per lo sviluppo locale.

  5. Sergio Roic scrive,

    12 Settembre 2007 @ 3:15 pm

    Anche io ho letto il libro suggerito da Valentina. È molto interessante e spiega bene il rapporto fra cibo e identità. Riporto un passo che mi pare particolarmente significativo: “il cibo ha il potere di risvegliare memorie sedimentate (…): una specie di ‘ritorno al tutto’ che ha persino del sacro e che spiega l’importanza e la significatività del cibo ‘d’origine’. Per esempio, per i migranti che se lo procurano e riportano sul luogo di lavoro, per chi è alla ricerca delle proprie radici, per i turismi culturali che non a caso, spesso si tingono di enogastronomia. In particolare, poi, nel ’saper fare’ che si incarna in una ricetta di famiglia o ‘del posto’, si oggettivano e trasmettono competenze ‘efficaci’ che trovano così modo di trasmettersi nel tempo, per genealogia, continuità spaziale o ancora per apprendimento o ‘contaminazione’”. Quale migliore definizione di identità legata al cibo di questa?

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