Archivi per Aprile 2007

Sapori Glocal nelle Langhe

Pasta.Fonte:Eataly Ho appreso di recente dell’esistenza di “Eataly”, una bella iniziativa, tipicamente italica, che mi convince ancora una volta di quanto la tensione verso il mondo si scontri e si incontri con il desiderio di mantenere la propria identità, rappresentata in questo caso dalla tradizione culinaria e alimentare delle Langhe.

Eataly è un’associazione di piccoli produttori agricoli che promuovono ed esaltano i propri sapori e prodotti agroalimentari, con un approccio tradizionale - ma tutt’altro che contadino - e con degli strumenti degni dei figli della globalizzazione. Si vendono vini e olii ottenuti secondo ricette tramandate nei secoli, ma la vendita è soprattutto on line, si prospettano prezzi sostenibili, ma si paga con tutte le carte di credito, si vuole diffondere la cucina tradizionale piemontese, ma attraverso formule accattivanti “corsi+cena” e promozioni last-minute.

Lo spirito godereccio e l’esaltazione dei piaceri della tavola che accompagnano la cucina italiana di alta qualità credo siano alcuni degli elementi dell’italicità più facilmente raccolti, condivisi e fatti propri dai nostri simpatizzanti di tutto il mondo. Chissà che tra un acquisto di vino e l’altro, Eataly possa far scoprire a qualche turista di passaggio l’italico che è in sé!

http://www.eataly.it/

Commenti (1)

La lingua italiana? E’ un arricchimento italico

Com’è noto, gli italici (per esempio gli oriundi di seconda e terza generazione) non sempre parlano italiano. A volte comunicano nel dialetto della regione natia, ma più spesso adoperano la lingua del paese in cui sono radicati. Eppure, il loro immaginario italico rimane intatto mentre l’italiano viene comunque coltivato a livello di comprensione o di arricchimento culturale.

L’italiano non è al primo posto come lingua d’uso nel mondo, è tuttavia molto richiesto (prospera infatti in tutto il mondo come la lingua della cultura, dell’arte, della musica ed è la quinta se non la quarta lingua più insegnata).e proprio per ciò non va visto in un’ottica di necessità o difesa. In altre parole, la lingua italiana non è solo e semplicemente un bene da difendere ma, soprattutto, è un arricchimento a cui attingere e un prezioso valore da conservare.

Proporre agli italici di fare ogni sforzo per parlare l’italiano mi sembra quindi anacronistico. Ritengo che sia meglio accettare lo status quo: la lingua di lavoro e contatto della comunità italica rimarrà comunque quella del paese di residenza, mentre l’italiano (insieme ai dialetti) continuerà ad essere la lingua del cuore.

L’italiano, la lingua delle “radici”, contraddistingue infatti la nostra matrice culturale sia che venga inteso come una lingua da “udire” sia come un’offerta di italicità a tutti coloro che si avvicinano ai valori, ai costumi, alle persone della nostra comunità.

Commenti

Italici in Brasile

Riporto qui di seguito la mia reazione - pubblicata nella sezione Lettere al Corriere del 15 Aprile - all’articolo “Le ambizioni del Brasile” di Sergio Romano.

Caro Romano, le scrivo dopo aver letto l’articolo in cui lei invitava Prodi a considerare gli oriundi italiani del Brasile come degli autentici brasiliani e non italo- brasiliani. Ho visto le reazioni. Ho pensato alla nostra esperienza maturata utilizzando la categoria dell’«italicità» e per la quale, a evitare equivoci, si chiamerebbero gli italiani del Brasile o i brasiliani di ascendenze italiane semplicemente italici, come gli altri 200 milioni di persone sparse nel mondo unite dai valori, dalla cultura e anche dagli interessi di origine italiana. Forse, così facendo, ci saremmo lasciati alle spalle sia la stantia retorica della nostalgia della patria lontana, che qualsivoglia discorso atto a incrinare la lealtà degli italici brasiliani nei confronti del Brasile: Paese in cui vivono e operano e dal quale hanno un grande interesse a interagire con il sistema Italia, culturalmente, economicamente e sul piano dei valori. D’altronde, un’influenza sulla vita politica nazionale gli italici l’hanno pur avuta in occasione delle ultime elezioni nazionali italiane, nelle quali la sopravvivenza del governo è appunto dipesa dal voto di un gruppo di italiani all’estero.

Piero Bassetti, pres. di “Globus et Locus”

 

Commenti

Segnalazione

Vi segnalo un mio breve paper sul tema “La città glocale e Milano” pubblicato su http://www.milania.it/, che riassume alcune delle riflessioni sviluppate nel volume “Milano, nodo della rete globale” (Bruno Mondadori, 2005).

Per leggere e commentare:

Commenti