Perché la globalizzazione funziona

Martin Wolf, Il Mulino 2006

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Perché la globalizzazione funziona

Perché la globalizzazione funziona. Qualcuno potrebbe obiettare che un simile titolo, dato a un saggio che si occupa dei processi globali e del benessere che apportano o non apportano alle società umane, sia un’affermazione quantomeno affrettata. L’obiezione che viene generalmente mossa è che la globalizzazione “funziona”, ma solo per alcuni.

L’autore del libro, già senior economist della Banca Mondiale ed editorialista del Financial Times, non ha però dubbi sul fatto che l’evoluzione in senso globale e globalizzante dei rapporti fra le singole realtà nel mondo sia produttiva e, in definitiva, costituisca il sistema migliore per integrarle orientandole verso la democrazia e il liberalismo economico, sistemi di governo politico e di mercato insuperati secondo Wolf.

Wolf afferma che “questo libro non è un’opera accademica ma un’opera di persuasione. Prende il via dalla premessa che un mondo di mercati integrati dovrebbe portare grandi benefici alla maggioranza della popolazione mondiale. (�) L’interazione tra stato e mercato dà luogo alla democrazia liberale moderna, senza dubbio il sistema migliore per gestire una società, i cui benefici devono essere estesi al maggior numero possibile di persone. Il problema, attualmente, è il difetto di globalizzazione e non l’eccesso. Una giusta combinazione di mercati liberali e di cooperazione a livello internazionale potrebbe dare grandi risultati”.

Per quel che riguarda la limitata integrazione nell’evoluto sistema mondiale, di cui alcuni fanno parte attivamente mentre altri sembrano più che altro subirne gli effetti, Wolf rovescia il discorso che individua nell’impotenza della politica di fronte allo strapotere dell’economia la causa delle profonde differenze di sviluppo. L’autore sostiene invece che “il principale ostacolo che impedisce di migliorare il mondo in cui viviamo è la frammentazione politica. Sono le profonde differenze nella qualità istituzionale degli stati a determinare il persistere delle disuguaglianze a livello mondiale”.

L’invito a migliorare le politiche economiche piuttosto che le teorie economiche (che ci sono già e che, in particolare quelle efficaci, andrebbero applicate) è, allora, il contributo più originale che questo dettagliato saggio offre al dibattito sulla globalizzazione perché “l’idea secondo cui esiste una contrapposizione fra stato e mercato è errata. Il mondo ha bisogno di più globalizzazione, e potremo avere una globalizzazione più estesa e migliore solo se avremo governi migliori”.

Sembra però che Wolf, enfatizzando l’importanza dell’integrazione economica, non approfondsca abbastanza le condizioni strutturali alla base dei fenomeni di globalizzazione, come il radicale mutamento delle categorie tradizionali di tempo e spazio dovuto ai progressi tecnologici.

Da un punto di vista glocale, una maggiore e più equa globalizzazione si sviluppa a partire dall'integrazione, sia economica che culturale, di luoghi concreti, in grado di interagire liberi da condizionamenti politici. Un'efficace governance, e cioè un governo che non accentra e non isola, dovrebbe corrispondere quindi agli auspici di Martin Wolf.

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