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Non per profitto

Martha Nussbaum, Il Mulino, 2011

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L’interessante saggio (ma forse sarebbe più opportuno parlare di pamphlet) della filosofa statunitense Martha Nussbaumdocente di Law and Ethics all'Università di Chicago, tratta il tema, ritenuto centrale dall’autrice, dell’istruzione in relazione al mantenimento e allo sviluppo della democrazia nelle società contemporanee.

Che l’istruzione sia legata a doppio filo alla forma di una società, influendo sullo spessore culturale e umano delle persone, è noto da più di duemila anni: ne parla con cognizione di causa già Platone nella “Repubblica”. Che le democrazie contemporanee non possano rinunciare all’insegnamento delle forme democratiche, pena un appiattimento delle coscienze a un’autorità di tipo nuovo, quella della tecnocrazia messa al centro delle vicende umane con come fine il benessere a ogni costo, è detto con grande chiarezza e molteplicità di esempi dalla Nussbaum.

Ma in che cosa consisterebbe, allora, l’insegnamento democratico e alla democrazia? Per l’autrice, si tratta innanzitutto dello stimolo e della conseguente abitudine alla riflessione autonoma del singolo, riflessione autonoma che si costruisce unicamente se il soggetto in questione è stato formato a ragionare a partire dalla tradizione del pensiero umanistico. Questa tradizione, e il metodosocratico di stimolo alla discussione libera, è ciò per cui si batte, oggi e qui, Martha Nussbaum, ben conscia dell’avanzata a tutti i livelli dell’istruzione di saperi legati alla scienza e alla tecnica che in qualche modo tolgono spazio e risorse all’umanesimo.

“Se l’autentico scontro di civiltà” scrive la Nussbaum “è, come io credo, uno scontro interno all’anima di ciascuno di noi, dove grettezza e narcisismo si misurano contro rispetto e amore” e se “viviamo in un mondo in cui le persone si trovano di fronte, affacciate su baratri geografici, linguistici e di nazionalità”, a maggior ragione assume valore un’istruzione basata sulla condivisione umana dei saperi e sulla comprensione e sul rispetto reciproci. In quest’ottica, si può dire che la proposta di Martha Nussbaum sia autenticamente glocal: insegnare ai popoli del mondo fittamente interconnesso l’abitudine alla creatività, al pensiero critico e al rispetto reciproco fa parte del grande disegno democratico di una compenetrazione dei saperi. Questo è pure l’indirizzo di Globus et Locus, che sottolinea che solo agendo all’interno di una paideia transazionale di saperi lo scambio di conoscenza globale e locale permette raggiungimenti specifici da proporre all’umanità intera.

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