Mediterraneo. Immagini, storie e teorie da Omero a Braudel

Scipione Guarracino, Bruno Mondadori 2007

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Mediterraneo. Immagini, storie e teorie da Omero a Braudel

Se prendiamo per buona, intesa per “universale”, la meditazione di F.Braudel “essere stati è una condizione per essere”, certo non sfuggirà l’idea che la storia, la cultura e gli avvenimenti susseguitisi nel Mediterraneo agiscono da sorgente di quella che intendiamo come identità italica e delle grandi civiltà presenti nel pianeta: quella occidentale, quella araba e quella giudaica, senza dimenticare, attraverso una definizione in termini religiosi, quella ortodossa. 
Il libro di Scipione Guarracino intende pertanto raccontare cosa significhi e cosa abbia significato nel corso del tempo l’identità mediterranea: come sia stata riconosciuta, pensata, affermata oppure svalutata durante l’infinita serie di vicende che hanno visto protagonista questo mare, le sponde bagnate ma anche le terre più lontane.
Comprendere le idee nate in questa zona del mondo, il loro sviluppo, intreccio, il loro morire per poi rinascere con sembianze nuove crea una consapevolezza alta dell’uomo contemporaneo e del suo futuro, soprattutto nei complessi e dinamici movimenti della globalizzazione e del cosmopolitismo che lo riguardano. 
Cosa accomuna allora l’uomo romano o genovese a quello magrebino, al turco o al libanese? Sicuramente una posizione geografica localizzata nelle immediate vicinanze di questo mare racchiuso da terre, ma anche caratterizzata da un clima piuttosto uniforme, temperato. Un luogo dove i colori risplendono e si uniscono a sapori e odori come a completare un quadro multisensoriale. Ma il Mediterraneo non è solo questo, anzi sfugge ad una classificazione precisa. Esistono tanti Mediterranei, al punto che Braudel si chiede se si abbia il diritto di parlare di un’unità mediterranea. E’ proprio da questo che allora bisogna partire, dalle parole chiave che lo identificano “diversità, originalità, contrasti, opposizione”. La natura profonda del Mediterraneo non è un’utopica e mistificante unità ma piuttosto “un incontro”, uno scambio ed un collegamento tra eterogeneità cooperanti o in conflitto tra loro.
Nel Mediterraneo l’incontro/scontro ha caratterizzato la vita delle città, vera grande forma organizzativa degli uomini. Soprattutto tre grandi città ne hanno segnato il cammino: Atene, la filosofia e le prime forme di democrazia; Gerusalemme, la teologia, l’ermeneutica e la fede cristiana ed infine Roma, il diritto, unica capace di dare unità politica a tutto il Mediterraneo. 
L’Europa moderna è figlia del Mediterraneo ma in qualche modo, per lo stesso autore, sembra distaccarsene, quasi piuttosto a voler sembrare figlia di se stessa: del razionalismo moderno di origine cartesiana e smithiana, della Riforma Protestante e soprattutto dello sguardo rivolto sull’Oceano Atlantico, nuovo sconfinato mare da conquistare.
Ma oggi dove le grandi idee sembrano non attrarre più, incapaci di dare soluzioni ad un mondo così inafferrabile, inspiegabile nelle sue azioni e nelle sue conseguenze, dove la fede e la ragione non esercitano più il fascino di un tempo “il Mediterraneo di per sé non fa niente. Dà solo l’opportunità di mettersi a sedere, prendere un tè o un caffè, contrattare, discutere, perdere tempo, incuriosirsi dell’interlocutore, essere disposti a rimetterci qualcosa che alla fine vale meno di quello che si sta imparando durante la conversazione”. 
E’ necessario affermare, per concludere, che in questo libro si possono scorgere, a mio avviso, molte prospettive volte al futuro e non esclusivamente il racconto storico del Mediterraneo. Un futuro che se intende essere “glocale” e cosmopolita dovrà inevitabilmente interrogarsi su una grande risorsa, quella dell’identità mediterranea nei termini sopra argomentati. 

Recensione a cura di Riccardo Giumelli

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