Italians. Il giro del mondo in 80 pizze

B. Severgini, Rizzoli, Milano 2008

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Italians vs Italici, Italians ed Italici, Italians negli Italici oppure ...?

Globus et Locus non poteva rimanere indifferente al pensiero di Beppe Severgnini e al suo libro “Italians. Il giro del mondo in 80 pizze” uscito di recente per Rizzoli. Libro che nasce per celebrare i 10 anni del forum “Italians” su corriere.it. Anniversario storico in quanto dieci anni on-line sono già segno di lunga esperienza nella rete e di lungimiranza nel saper cogliere le sue potenzialità. Severgnini ritiene che un anno on line ne valga sette, un po’ come per i cani, e che quindi sia come esser giunti al settantesimo anniversario.

Questa recensione non nasce dall’idea di scovare una lettura magari passata inosservata, persa tra le tante uscite mensili ma degna di attenzione. Il libro è promosso brillantemente nei media e presente in molte vetrine dei librai. La recensione nasce invece dalla necessità ma anche dal desiderio di confronto fra noi che pensiamo che in tutti gli angoli del pianeta ci siano degli italici e chi piuttosto racconta, descrive, incontra questi Italians.

Gli Italians di cui Severgnini fa conoscenza attraverso il sito, ma anche e soprattutto attraverso una lunga serie di “pizzate” – come diremmo noi in Toscana - organizzate una volta sola in diverse città del mondo, risiedono all’estero. Sono coloro che già socializzati in Italia, per le più svariate ragioni -  lavoro, amore, studio - si trovano da qualche parte del mondo fuori d’Italia. Forse ci rimarranno per poco tempo, forse per tanto e magari nello stivale non torneranno più, se non per le vacanze o a trovare parenti e amici.

Il libro in effetti è un collage di racconti, ognuno dei quali tratta di pizze in compagnia attraverso i cinque continenti. Sono 82 pizze, dalla prima a Londra del 19 ottobre 1999 all’ultima di Pechino del 25 agosto 2008. Una mappa segnala tutti i luoghi percorsi sui quali la caricatura di Severgnini vola surfando su di una pizza, con penna e taccuino naturalmente in mano.

I racconti sono un modo per descrivere il luogo nel quale gli Italians si incontrano: ogni viaggio è una storia, della quale si sarebbe potuto, immagino, scrivere un libro a sé.

Ho sempre letto con un certo piacere, oltre che interesse, gli scritti del giornalista di Crema – noto che ci tiene sempre a ricordare la sua città di origine, come volesse farsi perdonare il torto di “fuggire” sempre da qualche parte. Ho sempre apprezzato il suo stile pungente ma sobrio, colto ma semplice, attento ma easy, intuitivo ma mai lasciato al caso. Apprezzo anche il fatto che, come altri due grandi giornalisti italiani, Luigi Barzini e Giuseppe Prezzolini, hanno provato a fare, Severgnini sia curiosamente innamorato di capire un po’ di più questi italiani cercando soprattutto di “spiare” quelli che sono aldilà dei confini nazionali. E come Barzini e Prezzolini, sembra provare amore e odio verso questa Italia che “ci manda in bestia e in estasi nel raggio di cento metri e nel giro di dieci minuti”. Il libro è così frutto di esperienza – di tante miglia accumulate sugli aerei e sulle fidelity cards - e dell’intelligenza di chi sa che spesso essere giornalisti significa essere anche sociologi, per la capacità di cogliere da piccoli particolari idee, teorie e conclusioni più generali.

Ma allora questi Italians sono oppure no degli Italici? I loro significati sono complementari, eppure profonde differenze emergono. Innanzitutto perché Severgnini parte da un approccio “internazionalista”, che dipende ancora dai confini territoriali e dalla carta d’identità: cioè si è Italians se si è Italiani, con l’aggiunta indispensabile di avere tutti e due i piedi fuori dal confine politico. In questo modo Severgnini non prende in considerazione, per esempio, gli oriundi che, pur avendo una matrice culturale italica, non sono italians e non si riuniscono per pizze, ma magari per hot dogs!  Per avere qualcosa di italico non è necessario essere nati o aver vissuto nella penisola,  ma si può essere italici, anche solo perché si è cresciuti nelle famiglie “italiane” di Argentina, Australia o Francia. O addirittura si può essere italici avendo solo vissuto qui qualche anno per studio o lavoro avendo riportato a casa un pezzetto di italicità o essendo emigrati in Italia.

Credo sarebbe interessante approfondire questi discorsi, tentare di comprendere fino a che punto queste idee – italici e italians - si incrociano e si lasciano, quali sono le analogie e quali le differenze. Tutto, naturalmente, tra le righe di una passione nel raccontare un’identità come quella italiana/italica che Beppe Severgnini sa fare con maestria, acume ed ironia.

Riccardo Giumelli

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