Il Bisogno di Patria

Walter Barberis, Einaudi 2004

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Un interessante libro dello storico torinese Walter Barberis, di recente uscita, tratta dell'annoso problema che caratterizza l'Italia e le sue genti: il bisogno di patria. L'Italia, infatti, presenta vincoli culturali e valoriali comuni innegabili ma un'unità politica recente e labile se confrontata ad altri grandi Stati-nazione europei.
Come definire, allora, una patria comune? Su che cosa bisogna basarsi, cosa bisogna fare per superare il secolare particolarismo che ha caratterizzato gli italiani, fieri del loro campanile municipale ma oltremodo tiepidi - all'infuori di alcuni grandi intellettuali - nel concepire e realizzare un'idea di nazione e di patria?
"Si potrebbe dire - afferma Barberis - che siano proprio i popoli senza patria, ovvero senza una comune idea di patria o in altri termini senza il senso di appartenenza a una comunità, quelli che più di altri fanno scelte indifferenti a un interesse generale".
Tuttavia, l'autore non rinuncia a imbastire un discorso di partecipazione possibile e auspicabile a comunità più ampie come primo passo della soluzione dell'annoso problema italiano. Il suo argomentare, infatti, anche se non ne fa direttamente cenno, potrebbe essere definito come italico.
"Le argomentazioni che si propongono in queste pagine - scrive - sono animate dalla convinzione che un diffuso senso di appartenenza ad una comunità nazionale - proprio nella partecipata definizione di comunità più ampie, a cominciare da quella europea - sarebbe un vantaggio per la società italiana.

In particolare oggi, in un'epoca segnata dal fallimento delle politiche nazionalistiche chiuse, ma anche dall'insorgere continuo di richiami a presunte identità di etnia o territorio; di fonte alle frastornanti e contraddittorie manifestazioni dell'attuale globalizzazione, nel momento in cui si fanno stridenti nuove pulsioni imperiali e la crisi di ruolo di buona parte dei grandi organismi di rappresentanza e di regolazione politica internazionale, parrebbe non priva di senso, né di utilità generale una voce italiana che sapesse parlare unitariamente il linguaggio della sua cultura, della sua esperienza storica, quella dei suoi grandi incontri e delle sue più alte manifestazioni di civiltà. (...) In ogni caso, appare difficile dare futuro alla società italiana senza una sensibilità comunitaria che riprenda e riassuma in sé le ragioni dell'azione politica e di quella economica; senza un corpus di virtù civiche e un sistema di diritti che siano coscienza della collettività e suo modello di orientamento".
Le opportunità e le virtù su cui si basa una rete ancora più estesa di quella nazionale, la rete italica, potrebbero rappresentare la soluzione "di appartenenza" in grado di riunire una volta per tutte sia gli italiani d'Italia che quelli della diaspora.

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