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Gridlock. Why Global Cooperation Is Failing When We Need It Most

Thomas Hale, David Held, Kevin Young, Polity, 2013

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Il mondo, sempre più interdipendente ma sempre meno capace di risolvere i problemi che derivano dalla globalizzazione, è giunto ormai a un ingorgo, gridlock appunto. Questa, la tesi portante del volume di Hale, Held e Young, i quali si confrontano con quello che considerano il crescente gap fra la necessità di soluzioni globali e la capacità delle istituzioni multilaterali di trovarle.

Sotto accusa è l’ordine internazionale nato dopo il ’45. Gli autori non individuano il difetto nella cooperazione internazionale tout-court, quanto più nella sua incapacità di adattarsi alle evoluzioni della storia. La cooperazione multilaterale post-bellica ha aumentato le interdipendenze e queste, a loro volta, hanno richiesto un incremento di istituzioni e norme che le regolassero. Tuttavia, questa istituzionalizzazione continua è cresciuta su un impianto modellato su un mondo che non esiste più, quello bipolare. Ecco l’ingorgo: l’ordine mondiale degli anni ‘40 – su cui si basano ancora oggi le istituzioni multilaterali – non è più in grado di offrire soluzioni ai problemi che emergono dal nuovo contesto mondiale, caratterizzato dal multipolarismo.

Gli autori non spiegano attraverso l’immagine dell’ingorgo tutti i fallimenti del multilateralismo, né negano che vi siano state conseguenze positive di questo continuo proliferare di istituzioni. Tuttavia, Hale, Held e Young ritengono che l’ingorgo sia una condizione negativa e generale del sistema e tentano di spiegarla approfondendo lo sviluppo storico della cooperazione internazionale negli ambiti della sicurezza, dell’economia e dell’ambiente. Attraverso un’articolata argomentazione, supportata da utili box e grafici, gli autori mostrano come, nei tre settori citati, le cresciute interdipendenze abbiano creato problemi che il sistema multilaterale non ha saputo risolvere. Le minacce terroristiche, la mancata regolazione della finanza mondiale, i cambiamenti climatici sono solo alcuni esempi delle criticità irrisolte.

Le cause di questo ingorgo sono molteplici: un multipolarismo emergente, grazie alla crescita economica asiatica; una forte inerzia delle istituzioni tradizionali legate a equilibri di potere scomparsi (si pensi a quanto siano oggi poco rappresentativi della distribuzione del potere mondiale i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU); problemi sempre più complessi da risolvere, innanzitutto ambientali; e una cresciuta frammentazione istituzionale. Emblematico il dato secondo cui nel ’53 le istituzioni intergovernative erano 123, mentre nel 2011 il loro numero è salito a 7608.

Gli autori non offrono però solo una descrizione dei problemi, ma suggeriscono altresì le vie d’uscita dall’ingorgo, che individuano in alcuni segnali positivi che emergono dall’ingorgo stesso. L’incremento del numero dei Grandi della Terra da G8 a G20 come segnale di un primo riconoscimento del multipolarismo, così come la cresciuta presenza sulla scena pubblica mondiale della società civile internazionale, anche grazie alle nuove tecnologie, sono solo alcuni degli elementi che indicano le strade di uscita dall’ingorgo, anche se non saranno quelli determinanti. Infatti – per Hale, Held e Young – determinante sarà la capacità di mettere in discussione il paradigma su cui si è fondata la cooperazione internazionale dal ’45 in avanti, perché solo una cooperazione multilaterale che prenda atto della storia sarà capace di risolvere i problemi che la globalizzazione pone all’attenzione dell’umanità.

a cura di Fabrizio Di Benedetto, dottorando di diritto UE alla Statale di Milano

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