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Governare la globalizzazione

David Held, Il Mulino, 2005

“Governare la globalizzazione”, il più recente libro di David Held - docente della London School of Economics e direttore del Centre for the Study of Global Governance - ha come sottotitolo “un’alternativa democratica al mondo unipolare”. L’autore, infatti, nel suo sforzo (nel caso di Held bisogna sottolineare che questo sforzo non è mai vano) di dare un volto alla globalizzazione va oltre il fenomeno, di per se stesso assai complesso, per proporre in modo lungimirante un percorso verso la democratizzazione di ciò che, in nuce, democratico non è: il globale intreccio di informazioni, culture, economie.

Prendendo le distanze da ciò che definisce “il progetto economico neoliberista che fa capo (anche se non è loro esclusivo appannaggio) agli Stati Uniti”, Held risponde all’interrogativo su quali opzioni dispone il mondo globalizzato, al di là di visioni unilaterali o parziali di sviluppo. “L’alternativa –scrive l’autore – sta in un programma esauriente ma pratico di riforme politiche, sociali ed economiche – un nuovo patto globale per la nostra era globale, che potrebbe costituire la base di un ordine multilaterale fondato sulle regole e orientato verso la giustizia”, non dimenticando però che, “pur generando una sempre maggiore interconnessione, la globalizzazione non dà origine automaticamente a una gamma comune di esperienze, concezioni o valori. La relazione tra globalizzazione e integrazione sociale è stata e continua a essere problematica”.

Concretamente, l’autore, in questa trattazione puntuale e di grande interesse, elabora otto “valori cosmopolitici” fondamentali, condivisibili da parte di tutti gli attori del mondo globalizzato.
Nel complesso, si tratta di un saggio che rilancia con argomenti di grande interesse il dibattito sulla possibile o impossibile democraticità delle società postmoderne e postnazionali. Held protende per la prima ipotesi, ovvero per la realizzabilità di un percorso di democratizzazione dei processi globali. In alternativa ai poteri “forti” ed egemoni, l’autore di “Governare la globalizzazione” schiera i principi cosmopolitici come fondamento etico della democrazia sociale globale, un fondamento etico sine qua non, utile e necessario affinché le conquiste della modernità (democrazia, welfare) non siano sacrificate sull’altare di uno sviluppo di pochi e per pochi.

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