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Globalizzazione e glocalizzazione

Zygmunt Bauman, Armando Editore,2005

Il titolo di questa interessante raccolta di scritti di uno dei più conosciuti sociologi contemporanei, Zygmunt Bauman, è per certi versi fuorviante, dato che il curatore dell'opera, Peter Beilharz, in realtà spazia sulla maggior parte dei temi affrontati dalla ricca produzione di Bauman - l'Olocausto come produttore delle società moderne, il postmarxismo, l'approccio alla postmodernità, l'aspetto esistenziale dei processi globali - e tuttavia attesta dell'importanza, all'interno dell'opera del sociologo polacco, di questi temi.

In realtà, Bauman critica il concetto di "globalizzazione": "Integrazione e frammentazione, globalizzazione e territorializzazione sono processi reciprocamente complementari; per essere anche più precisi, due lati dello stesso processo; quello della redistribuzione su scala mondiale della sovranità, del potere e della libertà di agire. Proprio per questo motivo è consigliabile, seguendo il suggerimento di Roland Robertson, parlare di glocalizzazione piuttosto che di globalizzazione, di un processo all'interno del quale il coincidere e l'intrecciarsi di sintesi e di dispersione, d'integrazione e di scomposizione, sono qualsiasi cosa che accidentali, ed ancor meno modificabili".

Ed è proprio l'aspetto di immodificabilità del processo di cui si parla ad essere sottoposto a una puntuale analisi da parte di Bauman che non prevede un ritorno del potere di controllo tipico degli Stati territoriali, ormai al tramonto come ordinatori sia dei rapporti inter-nazionali che delle realtà locali, ma nemmeno si illude in un qualche apporto benefico universale intrinseco all'informatizzazione o alla virtualizzazione con cui va confrontandosi il mondo odierno. Insomma, se "la glocalizzazione è innanzitutto e soprattutto la redistribuzione di privilegi e privazioni, di ricchezza e povertà, di capacità e incapacità, di potere e impotenza, di libertà e costrizione (essa è, si potrebbe dire, un processo di ristratificazione universale, nel corso del quale viene messa insieme su scala mondiale una nuova gerarchia socio/culturale che si auto-riproduce)", essa in buona sostanza risulta essere la "capacità di usare il tempo per annullare la limitazione dello spazio.

Questa capacità - o incapacità - divide il mondo nel globalizzato e nel localizzato. 'Globalizzazione' e 'localizzazione' possono essere i lati inseparabili della stessa moneta, ma le due parti della popolazione del mondo sambrano vivere su lati differenti, di fronte ad un lato soltanto, più o meno come gli abitanti della Terra vedono e scrutano soltanto un emisfero della Luna. Alcuni abitano il globo; altri sono tenuti legati ad un luogo".
Il rischio, secondo Bauman, è che i globetrotters (il sociologo situa la loro esistenza nel tempo avendo abolito o superato la categoria dello spazio) abbiano, rispetto a coloro a cui non è consentito muoversi, progetti, desideri, interessi non tanto diversi ma del tutto alieni in modo che venga a prodursi quella frattura totale tra la parte progredita e quella non progredita del mondo come mai prima era successo nella storia.

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