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Chi governa il mondo?

di Sabino Cassese, Il Mulino, Bologna, 2013

«Chi mai gli ha affidato la terra e chi ha disposto il mondo intero?» (Gb 34, 13). Così Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram, si rivolge con sdegno e rimprovero verso Giobbe per riaffermare in maniera perentoria che Dio non sovverte mai il diritto. Questa intrigante domanda che riecheggia fin dall’Antico Testamento, ha attraversato l’intera storia dell’umanità. Ed è oggi ancora attuale. I grandi cambiamenti e le veloci trasformazioni di natura economica, politica, giuridica e sociale, che hanno investito il sistema globale mettono in evidenza come il mondo non sia governato soltanto dagli Stati, né tanto meno dall’azione parallela delle istituzioni internazionali. Ma, allora, chi dirige un mondo sempre più trasfigurato dalla globalizzazione?

Nel suo recente volume Chi governa il mondo? (Il Mulino, Bologna 2013), Sabino Cassese sostiene che a regolarne le sorti sia una forma di regime «politico mondiale», la global polity. Una realtà giuridico-politica ibrida, priva di una «struttura unitaria» e, per molti aspetti, «ancora inefficiente», «dominata da network, con ruoli fluidi e alleanze variabili», i cui lineamenti potrebbero addirittura diventare – o, forse, già sono in filigrana – quelli di un «sistema». Nel presentare il concetto di global polity, l’autore non solo registra il progressivo tramonto del già malfermo modello di sovranità di matrice vestfaliana, ma individua anche i segni di un mutamento in corso che sembra diretto verso una riproposizione in chiave nuova e ‘post-moderna’ di unità e di legittimità politiche squisitamente ‘pre-moderne’. L’ordine organico e gerarchico del Medioevo sembra però destinato a essere sostituito – dopo la parentesi dello Stato (moderno) – da un sistema di governance senza un’autorità suprema e naturalmente poliarchico.

Seppur «imperfetta e incompleta», proprio perché «manca di organicità e avanza in modo asimmetrico e settoriale», la global polity sembra tuttavia procedere «incessantemente» e «con estrema rapidità». Professore emerito nella Scuola Normale Superiore di Pisa e giudice della Corte Costituzionale, Cassese descrive con cura attori, processi e caratteri, di questa inedita configurazione dell’ordine mondiale, nella quale governi nazionali, istituzioni internazionali, imprese multinazionali e gruppi di privati cittadini, intersecano e intrecciano le loro azioni ‘producendo’ incessantemente diritto. L’autore offre numerosi esempi concreti – che, seppur sottotraccia, intessono la quotidianità – della modalità con cui un’apparentemente caotica «molteplicità di regole, regimi, e fori» viene a generare opportunità per differenti soggetti pubblici e privati all’interno di un sistema così altamente «destrutturato». Egli, inoltre, mette in evidenza i diversi piani (verticale, orizzontale e trasversale), oltre che i vari livelli (internazionale, sovranazionale e transnazionale), in cui si gioca la delicata partita per il controllo di un mondo sempre più ‘plurale’ e, pertanto, ‘glocale’.

Sono soprattutto due gli aspetti cruciali che vengono analizzati nell’opera. Da un lato, l’influenza – forse poco conosciuta all’opinione pubblica, ma estremamente profonda – che i diversi attori della global polity attuano sul diritto amministrativo. Portando a sostegno delle sue riflessioni un’impressionante quantità di casi pratici, Cassese mostra in maniera prospettica il percorso già iniziato verso un giusto procedimento globale, di cui evidenzia in termini di consultazione e partecipazione potenzialità e limiti. Dall’altro lato, l’autore sottolinea l’impatto (positivo, pur se non di rado assai problematico) che i vari regimi di cui si compone la global polity esercitano e possono ancor più esercitare non solo e non tanto a livello procedurale sulla democrazia come ‘metodo’, ma anche e soprattutto a livello valoriale sulla democrazia come ‘ethos’. Intrecciando molti esempi di approcci top-down e bottom-up, egli riflette tanto sul delicato problema della democratizzazione dell’Europa e del suo allargamento, quanto sulla spinosa questione dell’esportazione (anche manu militari, come nel tragico caso del secondo conflitto in Iraq) del modello democratico. Ciò nella convinzione che, nonostante trovi nello Stato il suo «habitat naturale», la democrazia non sia «un affare esclusivamente interno»: «anche le istituzioni globali», infatti, «si preoccupano delle democrazie nazionali e vi è un forte e diffuso interesse nella global polity a che la democrazia sia promossa e conservata nel mondo il più possibile». Sull’orizzonte dell’imminente domani, la democrazia è così giustamente considerata come un «problema globale».

Nelle pagine di questo agile ma ricco e interessante libro, Cassese non cerca di risolvere le complesse questioni legate alla global polity. Più che offrire risposte preconfezionate, egli analizza con profitto problemi molto complessi. Da fine giurista, Cassese solleva così numerosi interrogativi, che aprono inediti e promettenti percorsi di ricerca. Al tempo stesso, egli permette alla fondamentale domanda che Eliu rivolse a Giobbe di echeggiare, di nuovo, all’inizio del XXI secolo e di interrogare l’uomo contemporaneo fino agli estremi confini della terra.

A cura di Luca Gino Castellin, ricercatore presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. 

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