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Globus et Locus Newsletter n. 1 2007

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Editoriale

L’allargamento dell’Unione Europea, a partire dalla comunità dei sei Stati originari sorta cinquant’anni fa, ha scandito il cammino della libertà e del benessere sul vecchio Continente. La crescita geografica dell’Unione (agli inizi Comunità) Europea coincide con l’espandersi della libertà, dapprima ad Ovest fino all’Atlantico, con la scomparsa delle dittature nella penisola iberica. Poi ad Est, con la caduta del muro di Berlino e il recupero dell’“Europa rapita”. Ma anche il benessere materiale è condizionato da tale processo.

Ancora da ultimo con l’accesso dei paesi dell’Europa centrale si è potuto constatare quanto la loro crescita sia stata importante anche per le economie dei vecchi membri, in modo particolare dell’Italia, il cui sistema produttivo vi ha trovato ampi spazi.

E tuttavia a ogni allargamento riemerge puntuale il timore di una concorrenza basata su retribuzioni molto più basse, di una delocalizzazione selvaggia dell’industria. Paure puntualmente smentite dal corso degli eventi e che tuttavia hanno accompagnato la costruzione comunitaria sin dall’accesso di Spagna e Portogallo. Anche il rigetto del progetto di Costituzione nei referendum in Francia ed Olanda è stato almeno parzialmente ricondotto alle inquietudini legate ad allargamenti gia avvenuti o solo probabili.

E’ doveroso peraltro aggiungere che ogni ulteriore estensione dell’Unione comporta incognite che sarebbe pericoloso ignorare. Esse riguardano da un lato l’identità, dall’altro la governabilità delle istituzioni comuni. L’identità esige che tra i paesi partecipi di una sovranità condivisa il grado di eterogeneità non vada oltre certi limiti. A tal fine l’Unione ha stabilito nel 1993 a Copenaghen dei criteri di ammissibilità attinenti alle caratteristiche politiche ed economiche dei candidati. Ovviamente non si persegue  una omologazione dei nuovi venuti che li costringa a rinunciare alle  peculiarità di storie tanto diverse. L’Europa, aveva detto una volta John Kennedy, sarebbe stata un giorno forte per la sua unità, ma libera per la sua diversità. La diversità ha tuttavia dei limiti che secondo alcuni sarebbero stati raggiunti. Essa alimenta la disputa sull’ammissibilità della Turchia, al termine di un negoziato che si prevede comunque lungo e soggetto all’incognita di verifiche referendarie.

L’altra unità di misura dell’allargamento investe la governabilità di una Unione sempre più larga. Oltre certe dimensioni, istituzioni come la Commissione, il Parlamento Europeo, il Consiglio non sono in grado di funzionare. A meno che l’Unione non evolva verso una struttura federale, il che appare oggi altamente improbabile. Oppure non si arrivi a una integrazione a due velocità, nella quale un nucleo più coeso ed omogeneo operi da avanguardia sempre aperta ad adesioni successive. Nel frattempo sarà comunque necessario salvaguardare i meccanismi della nuova Costituzione, che garantiscono una agibilità minima per una Unione che, con l’adesione dei Balcani occidentali, potrebbe fra non molto contare più di trenta paesi membri.

Amb. Silvio Fagiolo, docente di Relazioni Internazionali, Università LUISS, Roma.

Membro del Globalization and Governance Network Project di Globus et Locus: www.globgov.net

   

Internet "fai da te"

 La consacrazione è arrivata a fine 2006 quando Time ha dedicato il titolo di uomo dell'anno a "You" ovvero alle migliaia di "Tu" che generano contenuti, conoscenza e connessioni, ovvero allo sterminato esercito di internet-nauti che ogni giorno producono contenuti e li mettono in rete.

Sono i blogger o quanti realizzano filmati e li scaricano su Youtube, gli appassionati di fotografia che pubblicano su Flickr i loro scatti o gli "appassionati della conoscenza" che continuano ad accrescere Wikipedia. Ma non possiamo dimenticare i milioni di sviluppatori Open Source o i realizzatori di podcast che condividono in rete i loro lavori.

Avete letto due fra le parole chiave: produrre contenuti e metterli in rete, condividerli, partecipare attivamente al networking fisico e logico.
Tutto era già iniziato più di 10 anni fa con la creazione del Web da parte di Tim Berners Lee: una ragnatela globale creata da ipertesti in grado di comunicare o, come oramai diciamo comunemente, di linkarsi. Ma era ancora necessario avere competenze tecniche per costruirsi la propria presenza in rete.

Poi sono arrivati i primi sistemi per la gestione di contenuti, siglati CMS, che hanno permesso a molti di scrivere i propri pensieri in rete. Sono arrivati i blog e i primi pionieri della generazione dei blogger.
I passi in avanti sono stati veloci: la tecnologia ha reso sempre più facile ed economica la produzione in rete di contenuti multimediali di qualità. In parallelo si sono diffusi rapidamente i servizi che vengono catalogati con una etichetta collettiva di web 2.0 che permettono di mettere in rete, catalogare e ricercare i contenuti. Sono anche cambiati i modi di concepire i diritti di utilizzo dei lavori intellettuali con l'abitudine a creare degli ibridi, in gergo "mashup", mescolando contenuti di origine e tipologia diversa.

La blogosfera mondiale, tipicamente quella di lingua inglese, cresce a velocità esponenziale come tutte le altre realtà dai contenuti autoprodotti. I numeri e i trend di crescita in Italia sono inferiori perché paghiamo una minore diffusione di risorse informatiche, di connettività e di cultura della rete. Ma la nuova frontiera passa molto probabilmente da queste strade. Tocca ora agli italici in rete iniziare la massiccia colonizzazione dell'Internet fai da te!

Vittorio Pasteris, giornalista e blogger http://www.pasteris.it/blog/

   

Edge: sondaggio 2007

Ogni anno il sito www.edge.org, creato dall’agente letterario John Brockman, lancia una domanda a un gruppo composto da un centinaio fra gli scienziati più affermati al mondo. La domanda di quest’anno è: "Su cosa ti senti ottimista"?

In un momento di grande apprensione sul futuro del pianeta, può essere estremamente interessante prestare attenzione alle risposte complessivamente ottimiste di alcune menti eccellenti del sapere scientifico e umanistico.

Noi ne abbiamo selezionate alcune:

 The Globalization Of Higher Education

Jamshed Bharucha, Professor of Psychology, Provost, Senior Vice President, Tufts University

Having just returned from a visit to universities in India with which Tufts has partnerships, I am optimistic about the future of higher education, in part because it is becoming more global.

National borders can no longer contain the most serious problems the world faces, be they economic, environmental, health-related, or political. Through education and research, universities play key roles in addressing these problems.

In order to take on these challenges, people must understand the world beyond their respective nations. This requires that universities provide curricular and travel opportunities to learn about other countries. It also requires that universities recruit a critical mass of students from abroad; the presence of international students contributes to the international education of all students, because learning from peers is as important as learning from a formal curriculum.

I am optimistic that colleges and universities around the world will take these challenges seriously and respond in enterprising ways to optimize the world's intellectual capital.(...)


The Impact Of Multilingualism In Europe

Gloria Origgi,Philosopher and Researcher, Centre Nationale de la Recherche Scientifique

I'm optimistic about Europe. On May 30th 2005, the day after the French rejected in a referendum the project of the European Constitution, I was traveling on the Thalys high speed train from Paris to Brussels for a committee meeting at the European Community. The train was full people of my age—in their late thirties—going to Brussels as "experts" in various domains to attend meetings and participate in various EC projects. I looked around and started chatting with my neighbors. The conversation was light, mainly about restaurants and bars in Brussels or new exhibitions and movies. Most of the people I spoke with came from more than one cultural background, with two or more nationalities in the family: Say, father from Germany, mother from Ireland, grown up in Rotterdam. All of us were at least bilingual, many trilingual or more. I quickly realized that asking the opening question of ordinary train encounters, "Where are you from?" had become patently obsolete. The image was quite at odds with the newspapers' and politicians' cliché of the prototypical EC officer as a grey, square, hideously boring civil servant in a checkered jacket, wasting time inventing useless bureaucratic rules. My neighbors epitomized the deep cultural change that is now taking place in Europe. A new generation has grown up, people born more than a quarter of century after the end of the Second World War and now moving around Europe to study and work, meeting, dating, marrying, and having children with people from other European countries, and doing so as a matter of course.

More and more European children grow up multilingual. They are unlike immigrants born in one culture and having to grow up in another. They are unlike children growing up in a monolingual, monocultural family that happen to be located in a wider multicultural environment. For the children I am talking about, cultural and linguistic diversity is not just outside them in the society at large, it is part of their own, implanted in their minds as novel kind of cultural identity. Multilingualism is going to become an existential condition in Europe, and this is really good news for a continent in which national identities have been so powerful and have caused so much pain and tragedies in the past. (...)


Emergent Democracy and Global Voices

Joichi Ito, Founder and CEO, Neoteny

I am optimistic that open networks will continue to grow and become available to more and more people. I am optimistic that computers will continue to become cheaper and more available. I am optimistic that the hardware and software will become more open, transparent and free. I am optimistic that the ability to for people to create, share and remix their works will provide a voice to the vast majority of people.

I believe that the Internet, open source and a global culture of discourse and sharing will become the pillar of democracy for the 21st Century. Whereas those in power as well as terrorists who are not have used broadcast technology and the mass media of the 20th century against the free world, I am optimistic that Internet will enable the collective voice of the people and that voice will be a voice of reason and good will.


The Sunlight-Powered Future

Alun Anderson, Senior Consultant (and Former Editor-In-Chief and Publishing Director), New Scientist

I'm optimistic about…a pair of very big numbers. The first is 4.5 x 10ˆ20. That is the current world annual energy use, measured in joules. It is a truly huge number and not usually a cause for optimism as 70 per cent of that energy comes from burning fossil fuels.

Thankfully, the second number is even bigger: 3,000,000 x 10ˆ20 joules. That is the amount of clean, green energy that pours down on the Earth totally free of charge every year. The Sun is providing 7,000 times as much energy as we are using, which leaves plenty for developing China, India and everyone else. How can we not be optimistic? We don't have a long-term energy problem. Our only worries are whether we can find smart ways to use that sunlight efficiently and whether we can move quickly enough from the energy systems we are entrenched in now to the ones we should be using. Given the perils of climate change and dependence on foreign energy, the motivation is there.  

Can it be done? I'm lucky that as a writer I get to meet some of the world's brightest scientists each year, and I know that out there are plenty of radical new ideas for a future in which sunlight is turned straight into the forms of energy we need. (...)

Per leggere tutte le risposte:

Edge World Question Center 2007:http://edge.org/q2007/q07_index.html

   

L'Italie à Paris

Vi segnaliamo questo bel sito web: www.italieaparis.net, uno strumento di informazione ricco di spunti e riferimenti su tutto ciò che concerne la cultura italiana e italica a Parigi.

   

La recensione del mese

Oltre lo Stato, di S. Cassese Laterza, Roma-Bari, 2006

La contraddizione fra processo di sviluppo, avanzato, della globalizzazione economica e processo di sviluppo, ancora ai primordi, della globalizzazione delle regole, della politica e delle istituzioni è sotto gli occhi di tutti.

Questo gap ostacola la governabilità del mondo, alimenta le asimmetrie fra gli attori e di conseguenza anche i conflitti, producendo imprevedibilità e incertezza. Alla fine si ritorce anche contro lo stesso processo di globalizzazione economica, contro il mercato globale, che come ogni mercato ha bisogno di regole, di istituzioni, di certezze.

Il libro di Sabino Cassese, in questo quadro, offre un rilevante contributo, concettuale e più ancora empirico, alla nostra conoscenza e riflessione. Documenta con straordinaria capacità analitica, anzitutto, il grande processo in corso di sviluppo di un diritto globale, attraverso una molteplicità di forme, di soggetti e di esperienze, che solo grandi specialisti (come appunto Cassese) sono oggi in grado in qualche misura di rilevare empiricamente e di "padroneggiare" concettualmente.

Esistono, rileva Cassese, "circa duemila organizzazioni internazionali, più di cento tribunali internazionali, altrettanti organi quasi-giurisdizionali, un grandissimo numero di norme universali, dirette sia alle amministrazioni nazionali sia ai privati".

E' tuttavia una globalizzazione del diritto ancora instabile, parziale, precaria, carente sia di legittimazione sia di efficacia. Il fatto è che lo Stato, la statualità sovrana nazionale "modello Westfalia" - il grande "regolatore" della storia moderna - oggi è in crisi, o almeno in trasformazione, secondo molti anzi già al tramonto. Ma, nel contempo, la formazione di una nuova statualità regolatrice, post-nazionale e globale, è soltanto ancora agli inizi. Esperienze di governance globale sono visibili, ma sono ancora embrionali, e inoltre sono ancora carenti le nostre capacità di monitorarle e, più ancora, le nostre capacità di "pensarle" teoreticamente. Né ci è chiaro, voglio aggiungere, come pensare in termini nuovi e più adeguati al mondo che sta nascendo il rapporto fra governance e government, fra governabilità "negoziata" e governabilità "di comando".

Siamo appunto, per riprendere il titolo del libro di Cassese, "oltre lo Stato" (almeno quello westfaliano), ma in qualche modo "in mezzo al guado": fra destrutturazione e ristrutturazione, fra disordine e nuovo nomos, fra anomia/impotenza della politica e nuova polis.

Che cosa ci aspetta, "oltre lo Stato"? Si delinea, secondo Cassese, un "ordine giuridico globale" dotato in qualche misura di una "sostanza costituzionale", anche se non di una costituzione. Forme di statualità diverse da quelle che abbiamo conosciuto, con attori e con  modalità di legittimazione e di efficacia per molti aspetti inedite. Un orizzonte nuovo, in buona parte ancora da scoprire.

 Recensione a cura di Giampiero Bordino

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