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Globus et Locus newsletter n.4 2007

Editoriale

La città del terzo millennio? Bisogna comprenderla e saperla rappresentare


La metropoli, il nodo della rete globale, la città del terzo millennio. Sono termini ormai entrati nel linguaggio comune e all’interno dei dibattiti culturali. Ma quanti dei fenomeni che realmente accadono nella metropoli dalle relazioni globali sono compresi e misurati? La città, Milano per esempio, è oggi un nodo funzionale della mobilità imperante. Si tratta quindi di un luogo di incontro e di rapporti che interagisce col mondo attraverso le sue comunità di pratica come quella del design, la cui rete di relazioni si diparte da Milano per coprire tutto il globo.

La città non ha e non può avere confini; né municipali né regionali o nazionali, se consideriamo che Milano, per esempio, trae il valore aggiunto delle sue attività dal contesto globale e non solo locale.

Ora, questa città nuova e sconfinata ha bisogno di essere misurata secondo una scala inedita: non più con parametri locali o nazionali, ma attraverso lo studio dei flussi globali che la attraversano. La logistica, gli aeroporti, la fiera, l’università, la ricerca, il design alimentano, infatti, una rete di relazioni globali. Per questo, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano abbiamo affrontato questa problematica studiando l'andamento delle sei funzioni sopra elencate.   

In definitiva, comprendere la nuova forma della città-rete, misurare efficacemente le sue attività estese e pensare agli interventi politico-amministrativi necessari è compito sia delle istituzioni sia di chi si fa portatore di un pensiero nuovo e consono alla dimensione glocale. Consapevoli di ciò, abbiamo voluto dedicare questo numero della Newsletter al tema della città, citando gli studi condotti in questo campo dai sociologi Paolo Perulli e Neil Brenner.

   

Città: rete, arcipelago o regione?

Lo abbiamo chiesto a Paolo Perulli, Professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro all'Università del Piemonte Orientale e autore del recente saggio "La città" edito da Bruno Mondadori.

La città assume forme sempre nuove � ora è rete, ora arcipelago, ora regione � e la sua dimensione si apre a dismisura. Come è possibile regolare uno spazio abitativo così esteso (sia geograficamente che virtualmente) attraverso politiche efficaci che siano nel contempo sostenibili e funzionali?

Negli ultimi anni si assiste a una vera e propria crisi spaziale, nel senso che la città, la sua dimensione metropolitana, non riesce più a ordinare lo spazio intorno a sé. Ancora all'inizio del Novecento si era pensato di poter pianificare razionalmente gli spazi urbani, oggi ci si rende conto � in primo luogo proprio dal punto di vista abitativo residenziale più che per quel che concerne le funzioni terziarie, commerciali eccetera � del fallimento di queste politiche. Già il grande architetto Gropius aveva proposto una città verticale onde ridurre il consumo di spazio urbano, ma i problemi della dispersione urbana appaiono a tutt'oggi irrisolti. Quali sono i rimedi? Anziché far crescere le città in maniera continua secondo logiche spontanee, ritengo sia preferibile collegarle in rete fra di loro costruendo sottosistemi territoriali, vere e proprie reti di città. In questo modo si eviterebbe, per esempio, di duplicare le funzioni (terziarie, direzionali, commerciali e anche sopratutto residenziali).

Mediolanum, ovvero Milano, lo dice il nome stesso, è il luogo che è situato nel mezzo. In mezzo e che cosa sta Milano oggi? Quali sono le cornici che stanno attorno al quadro Milano? Quali i referenti, le opportunità, i terminali sia globali che locali che faranno crescere ulteriormente la città?

A dire il vero, Milano, più che un quadro, è proprio una cornice. Ma cosa inquadra questa cornice? Come è fatta? La sua geometria è variabile, a seconda delle diverse funzioni che svolge. La funzione logistica, per esempio, presuppone una cornice molto ampia per cui Milano si protende fino a Novara, Piacenza, Bergamo e Varese. Milano, in questo ambito logistico di regolazione dei flussi delle persone, delle merci e dei servizi collegati, comprende addirittura città di tre regioni diverse. La funzione fiera, invece, in apparenza più ristretta dato che ruota attorno al vecchio polo fieristico e a quello nuovo di Rho-Pero, in realtà organizza i flussi provenienti da tutto il Nord Italia, in particolare dal Nord Est interconnettendo i flussi fieristici dell'intera piccola e media industria italiana con quelli delle imprese espositrici e visitatrici del mondo, specie europee. Altre funzioni, quelle in grado di organizzare i flussi immateriali (ricerca, università, design), sono presenti e hanno il loro peso a Milano. È sottointeso che i flussi che Milano genera, polarizza e attrae sono poi rilanciati in tutto il mondo, dato che il nodo milanese ha certamente una irradiazione di scala globale.

   

Incontro con IHEDATE

Dal 13 al 15 giugno, Globus et Locus incontra la delegazione francese dell’IHEDATE composta da funzionari pubblici e amministratori locali interessati ad approfondire il tema dello sviluppo territoriale milanese.

La missione di studio è organizzata dall’ "Institut des hautes études de développement et d’aménagement des territoires européens" (IHEDATE), diretto dal Prof. Pierre Veltz.
Il sociologo accompagnerà la delegazione negli incontri con il gruppo di lavoro di Globus et Locus sulla città. Ciascun collaboratore illustrerà alla delegazione la complessità milanese e le prospettive di sviluppo delle funzioni strategiche della metropoli (logistica, design, sistema aeroportuale, fieristico e universitario); Piero Bassetti chiuderà il percorso con un intervento sull’ evoluzione di Milano di fronte alla sfide della globalizzazione, in termini di economia, politiche pubbliche e governance delle funzioni.

http://www.ihedate.com/

 

   

Scenari urbani in mostra

Vi segnaliamo l’esposizione “ViviMI Città di Città”  sulle prospettive future di abitabilità e qualità della vita nella metropoli di Milano.

La mostra, realizzata dalla Provincia di Milano, in collaborazione con Comune, Camera di Commercio e Triennale, costituisce la fase conclusiva del Progetto strategico di pianificazione urbana realizzato nel corso dell’anno.
“ViviMi Città di città” è stata appena inaugurata e resterà aperta fino al 1 luglio.

   

La recensione del mese

Neil Brenner, Roger Keil

"The Global Cities Reader"  (Routledge, 2006)

Questa terza edizione di "The Global Cities Reader" è un compendio sulle forme, i modi di essere e apparire, le possibilità, i problemi della città globale all'inizio del terzo millennio. È una raccolta di saggi che ospita autori celebri come Fernand Braudel, Manuel Castells, Henri Lefebvre, John Friedmann, Saskia Sassen e molti altri.

Vi si trovano prospettive storiche e urbanistiche, la riflessione sul rapporto fra lo spazio e il tempo, il problema della divisione del lavoro, la problematica dello sviluppo ineguale nelle aree urbanizzate, la questione dell'identità e della cultura urbana. Cinquanta case studies sull'impatto che la globalizzazione esercita nei confronti delle megalopoli europee, nordamericane, asiatiche e del sud del mondo inquadrano in modo esaustivo la problematica con cui oggi si confronta la città nodo globale.

Il pensiero che innerva il "Global Cities Reader" è estremamente attuale, in quanto le prime analisi sistematiche del ruolo dei grandi nodi urbani globali risalgono agli anni '80 dello scorso secolo (Braudel e Abu-Lughod, autori presenti anche in questo compendio, furono fra i precursori di questo pensiero). 

Dagli studi contenuti in questo Global Cities Reader emerge la complessità della grande città moderna, riconducibile però a una cifra condivisa: l'aspetto globale che interagisce in un ambito urbanizzato locale. Il libro analizza infatti con puntualità l'impatto che le forze della globalizzazione hanno sugli spazi locali e regionali, sintetizzati dai nodi cittadini.

Le parole dello scrittore John Berger, "It is possible, you have been to Troy without recognising the city", diventano allora emblematiche: ogni grande città globale ha le sue antiche mura, la sua tradizione, la sua storia. Il fatto che abbia pure un tratto globale (nel senso di globalizzato) riconoscibile e condiviso, fa di essa un punto di incontro e di raccordo, inserito nel presente, ma nel contempo in grado di veicolare il bagaglio di esperienze umane che vi sono conservate.

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