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Globus et Locus Newsletter n.4 2006

Dopo elezioni: quale politica per gli italici?

 L'esito delle elezioni italiane del 9 aprile scorso ha, imprevedibilmente, attribuito ai deputati e soprattutto ai senatori eletti nelle circoscrizioni estere un ruolo decisivo nella vita politica interna del Paese. Un ruolo da cui può dipendere la capacità del nuovo parlamento di esprimere una maggioranza in grado di governare. Ciò ha determinato, forse per la prima volta in questa misura, una grande e nuova attenzione - da parte dei media e dell'opinione pubblica -al fenomeno "diaspora" e alle leadership sociali e politiche che in qualche modo la rappresentano.

Siamo convinti che proprio questa possa essere l'occasione di volgere la nostra attenzione oltre la questione - rilevante ma limitata - del ruolo dei rappresentanti della diaspora italica ai fini dei nuovi equilibri politici nazionali, per affrontare invece, nel merito, la questione di una possibile politica della e per la diaspora, in una prospettiva transnazionale adeguata al nuovo contesto globale e glocale in cui viviamo.

A questo fine, occorre anzitutto assumere concettualmente l'idea, per nulla scontata, che quella italica è appunto una diaspora transnazionale, cioè una comunità "in-between". E' questa posizione "fra" e "di mezzo", questo ruolo di "ponte" e di "porta" a qualificare - in una visione transnazionale - il ruolo essenziale degli italici nel mondo. Nella visione che caratterizza Globus et Locus, questo ruolo è, almeno potenzialmente, decisivo tanto per il "luogo" (l'Italia, le sue regioni, le sue città) quanto per il "globo" (il mondo, i continenti, gli Stati che lo popolano). Per il "luogo", in quanto la diaspora italica è oggettivamente un potente fattore di interconnessione e di rete ai fini dell'internazionalizzazione dell'economia e della società italiane. Per il "globo", in quanto gli italici e le diaspore, con le loro esperienze e identità "plurali", rappresentano il nuovo demos, i nuovi "popoli glocali", del mondo globalizzato. Gettare ponti, fare rete, contribuire ai processi di governance locali e globali è il compito che questi popoli di fatto già ora svolgono, muovendosi da un continente all'altro, vivendo più identità e praticando più lingue e più appartenenze, costruendo fra il paese di residenza e quello di origine (e fra questi e il resto del mondo) nuovi e inediti "spazi pubblici".

E' in questa nuova prospettiva che vanno pensate, a nostro parere, le politiche per gli italici e degli italici. Oltre la dimensione assistenziale o, per altro verso, risarcitoria dei rapporti fra l'Italia e la sua diaspora, c'è la dimensione transnazionale  e di rete dei loro rapporti. La prima non è illegittima e può essere in qualche misura ancora coltivata, ma è solo sulla seconda che si può davvero costruire il nostro comune futuro.

    

Call for papers per giovani ricercatori

In occasione del suo decennale,  L’ASERI lancia il call for papers "Risking democracy as the path to security".

I contributi più innovativi saranno presentati e discussi in occasione della Conferenza Internazionale “Democratization, Stability and Security in the Mediterranean Region” che si terrà nell’ottobre prossimo nell'ambito dei festeggiamenti per i dieci anni dalla nascita dell’Alta Scuola.

L’ASERI è un centro di formazione e di ricerca di livello internazionale, nato dalla collaborazione fra l’Università Cattolica e la Camera di Commercio di Milano per indagare e interpretare le grandi trasformazioni innescate dalla globalizzazione. La sua storia ed evoluzione è strettamente legata a quella di Globus et Locus, con cui esiste un consolidato rapporto di reciproca sinergia.

Il termine per la presentazione delle domande è il 1 settembre 2006.

Per ulteriori informazioni:

http://www.aseri.it/Allegati/Risking.pdf

    

Migration and Development

Dal 28 al 30 giugno si terrà a Torino l'"International Symposium on Migration and Development" organizzato dall'UNDESA (United Nations Department of Economic and Social Affairs) in collaborazione con la Fondazione Rosselli.

Il Symposium, che riunirà oltre 350 partecipanti internazionali, tra accademici, delegati delle organizzazioni internazionali, rappresentanti delle pubblica amministrazione ed esperti del settore, si configura come momento di approfondimento tecnico-politico in preparazione del Dialogo ad Alto Livello sulle Migrazioni che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite terrà nel settembre prossimo.

L’iniziativa - che vede coinvolti anche il MAE, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino e la Fondazione CRT - intende perseguire i seguenti obiettivi:

  • Promozione del dialogo e del confronto sulle modalità di gestione dei processi migratori ai diversi livelli nazionali e regionali.
  • Definizione delle priorità di un’azione internazionale a sostegno dei flussi migratori.
  • Individuazione  di modalità di cooperazione fra gli Stati di provenienza e di destinazione dei flussi migratori.

Fra le tematiche che verranno affrontate durante i lavori vi sono la gestione a livello internazionale delle migrazioni, l’impatto delle rimesse degli immigrati sullo sviluppo del paese d’origine, la prevenzione e riduzione del contrabbando e del traffico di persone attraverso i confini.

Per ulteriori informazioni:

http://www.fondazionerosselli.it/User.it/index.php?PAGE=Sito_it/attivita_seminari1&semn_id=518

www.unmigration.org

    

Conferenza ILICA

7-8 giugno 2006

"L'Italiano, come Arte, Scienza, Cultura"


Si terrà a Villa Mondragone (RM) la Conferenza "L'Italiano come Arte, Scienza e Cultura" promossa da ILICA (Italian Language Inter-cultural Alliance) - la Fondazione presieduta da Vincenzo Marra che si occupa di diffondere la lingua e la cultura italiana negli USA - in collaborazione con l'Università di Roma "Tor Vergata".

Qui di seguito un estratto dell'intervento che terrà Piero Bassetti, Presidente di Globus et Locus:

 La lingua italiana sta vivendo al giorno d’oggi un vero e proprio "rinascimento": è sempre più richiesta e insegnata nel mondo. Nella dimensione glocal in cui viviamo, a fronte dei ben noti fenomeni di omogeneizzazione linguistica a livello globale (la "dittatura" dell'inglese), emergono infatti alcune lingue come l'italiano che si configurano come vettori culturali di grande rilievo. In questo contesto la lingua italiana è sfidata a un ripensamento della sua funzione,  in primo luogo come lingua culturale/identitaria e in secondo luogo, pur con peso minoritario e "di nicchia", come lingua veicolare. Nella prima direzione, l'italiano è incorporato nell'arte, nella letteratura, nella cultura, nel paesaggio, nei prodotti e negli stili di vita del "made in Italy" , ecc. Vale a dire in tutto quel complesso di interessi e valori che compongono “l’italicità”, ovvero il fattore aggregante della diaspora italica. Se l'impatto della globalizzazione mette in crisi il ruolo degli stati nazionali, anche la lingua non va più intesa solo come riferimento dell'unità di una nazione ma diventa l'espressione viva e pulsante di un popolo globale (gli italici).

Programma

Sito web: www.ilicait.org

 

La recensione del mese

 "Identity and Violence. The Illusion of Destiny" di Amartya Sen, Norton 2006

Amartya Sen è un pensatore razionalista. Lo conferma anche nel recentissimo volume "Identity and violence", da poco uscito negli Stati Uniti. Il sottotitolo del libro, "The illusion of destiny", chiarisce infatti la posizione di Sen sulla tematica dell'identità: è illusorio pensare che vi sia un destino immutabile nella nascita e nell'appartenenza a un gruppo etnico; avere un'identità non significa essere separati e incompatibili con altre identità e altri tipi di appartenenza.

Innanzitutto, l’autore sottolinea che l’identità non è un concetto di facile definizione e nessuno di noi può vantare un’identità unica. Sen sostiene che la violenza si sviluppa laddove si afferma un senso di inevitabilità nei confronti di un'identità, che spesso assume forme estreme e belligeranti e che si suppone che ciascuno di noi possieda.

Sen ci invita, allora, a scegliere fra il vivere un’identità esclusiva e illusoria (e violenta) e il riconoscere che le identità sono plurime e che l'importanza o la prevalenza di una di esse non annulla l'importanza delle altre. L’autore è infatti ben conscio dell’esistenza di complesse pluriappartenenze.

È su queste basi che Sen procede poi nell’analisi dello stato attuale dei conflitti causati da scontri fra identità escludenti e belligeranti e sulla possibilità di una loro risoluzione pacifica. Risoluzione che potrà essere trovata in un’identità globale che non incrini e non minacci le appartenenze parziali più immediate. La ragione cosmopolita batterà l’illusione identitaria? Le identità globali e cosmopolite vengono svuotate se la scelta tra l'appartenenza nazionale e quella globale diventa una scelta del tipo "o l'una o l'altra".

Ragionare sulle pluriappartenenze accogliendo l’implicita tolleranza e la ricchezza culturale che veicolano, costituisce per l'autore la conditio sine qua non di un mondo che si incontra, comunica ed è spinto a interagire da quel fenomeno onnicomprensivo che chiamiamo globalizzazione.

Naturalmente, le pluriappartenenze si affermano in un clima di reciprocità e in assenza di aggressive politiche culturali ed economiche, promuovendo rapporti autenticamente glocali. A un orizzonte globale corrisponde, allora, la ricchezza delle libere connessioni e appartenenze locali.

Come ultima annotazione, ci fa piacere constatare come alcune delle idee sviluppate nel libro abbiano preso spunto dal Seminario di Globus et Locus "Glocalisation, World governance and the Reform of the UN" di Torino (2004) che Sen cita nella prefazione tra i ringraziamenti (cfr. Pref. XX).

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