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Globus et Locus Newsletter n.3 2006

Editoriale

Fra luogo e globo. Un altro modo di guardare al voto all'estero

Il voto degli italiani all'estero alle elezioni politiche del 9 aprile porterà nel Parlamento italiano 12 deputati e 6 senatori. Il caso italiano è uno dei pochi in cui i cittadini all'estero non solo esercitano il diritto di voto ma eleggono i propri candidati tra i connazionali residenti nel collegio estero di appartenenza. Come interpretare questa novità ? Quali scenari futuri apre ?

Ci sembra che il fenomeno possa essere letto da due fondamentali e fra loro molto diversi punti di vista. Il primo è quello tradizionalmente nazionale, che vede il voto essenzialmente all'interno del dibattito politico in corso in Italia, nella logica delle posizioni e degli interessi espressi dagli attori nazionali, cioè i partiti e le loro coalizioni. Si tratta di un punto di vista ancora molto radicato, ma che non coglie per nulla i significati e le potenzialità emergenti in direzione del futuro.

Ma esiste un’altra chiave di lettura, da noi condivisa, che interpreta il voto alla luce dei mutamenti strutturali che i processi di globalizzazione e glocalizzazione hanno determinato e determinano nella vita sociale, nella politica e nelle istituzioni.

Il voto, in questa prospettiva, ha un significato globale, prima ancora che locale. Evidenzia la tendenziale formazione di una nuova polis postnazionale e transnazionale che intreccia diversi "luoghi": nel caso specifico, l'Italia nel cui Parlamento avranno posto i nuovi eletti, e insieme i molteplici e diversi Paesi di loro residenza in tutto il mondo. Questa polis si realizza in misura crescente attraverso l’appartenenza a comunità funzionali (lavorative, professionali, imprenditoriali, culturali, scientifiche, religiose ecc.) tendenzialmente transnazionali, che contribuiscono anch’esse a determinare l’identità delle persone e che svolgono un ruolo essenziale proprio per interconnettere fra loro questi stessi “luoghi”.

Per comprendere tutto ciò, è necessario partire da una considerazione fondamentale. Con la glocalizzazione sono entrati in crisi i tradizionali rapporti fra rappresentanza e territorio. A causa della crescente mobilità delle persone, i territori si sono popolati in modo sempre più differenziato e molteplice, in senso non solo multietnico e multiculturale ma anche, come si è detto, funzionale. In questo contesto la tradizionale ideologia nazionale di “una rappresentanza sola”, esclusiva ed escludente, appare ormai inadeguata ed emerge la necessità di una nuova pluralità di forme e modi di rappresentanza. E’ un processo, come i dati empirici testimoniano, in qualche misura in corso già oggi, quando una stessa persona (un “italico”, nel caso specifico di cui ci occupiamo), grazie alla doppia cittadinanza, può esprimere i propri rappresentanti tanto nel Paese in cui risiede quanto in quello da cui proviene, e quando questa stessa persona opera, come spesso avviene, in reti funzionali transnazionali in cui si identifica, spesso con maggiore intensità di partecipazione rispetto alle stesse forme di appartenenza territoriale, e di cui esprime o assume la rappresentanza.

Il processo di glocalizzazione, in sostanza, ridisegna i problemi della rappresentanza in un duplice senso: territoriale, in quanto fa convivere su uno stesso territorio una pluralità crescente di identità, appartenenze, rappresentanze; funzionale, in quanto fa emergere e valorizza forme di rappresentanza non per territori, ma per funzioni trasversali ai territori.

Il voto degli italiani all’estero, per concludere, non è quindi solo cronaca politica italiana, ma è – se lo si guarda nella prospettiva fin qui delineata – anche e soprattutto cronaca politica del mondo.

    

Immigrazione e lavoro transnazionale

La procedura prevista dal “decreto flussi” per regolarizzare le assunzioni dei lavoratori stranieri ha sollevato diversi dubbi sull’attuale legislazione italiana sugli immigrati .

Il problema è che la legge vigente (Bossi-Fini) si fonda, in parte, su una finzione: si finge che i lavoratori la cui posizione va regolarizzata vivano all'estero, mentre molti sono in realtà da tempo in Italia come irregolari.

E’ chiaro che regolarizzare il “lavoro straniero” porta dei benefici all’Italia. Per rendersene conto basta guardare le stime dell'Istat secondo cui, alla fine del 2005, gli occupati stranieri in Italia costituivano il 5,4% del totale della forza lavoro, senza tener conto degli immigrati irregolari.

Va subito detto che molte delle ambiguità che concernono questo tema spinoso sarebbero eliminate considerando il mercato del lavoro per quello che è: un mercato transnazionale. Infatti, la forte mobilità delle persone che caratterizza la nostra epoca, mette in crisi un mercato del lavoro su base nazionale regolato, appunto, in un'ottica nazionale.

Lavoro regolare significa, naturalmente, anche e soprattutto maggiore e più facile integrazione del lavoratore, aspetto tutt'altro che da sottovalutare in un mondo come il nostro che vive profondi attriti tra genti dalle abitudini, tradizioni e valori spesso non coincidenti.

La sostanza del problema è che, con i processi di glocalizzazione (in questo caso, il mercato del lavoro globale che interagisce con la richiesta di lavoratori su base locale), ci ritroviamo in misura crescente “il mondo in casa”. Di conseguenza, ogni luogo ha il problema di “dare una casa” (e cioè regolarizzare la vita dei lavoratori in arrivo) al pezzo di mondo che ospita.

In definitiva, anche nel delicato ambito del mercato del lavoro transnazionale e dell'immigrazione occorrerebbe applicare il principio di sussidiarietà: alcuni aspetti del mercato del lavoro sono regolabili a livello locale e regionale, altri a livello nazionale, altri ancora in ambito europeo e da ultimo a livello globale.

    

Laboratorio RISC

Nell’ambito della collaborazione istituzionale fra l’Università Cattolica e Globus et Locus – con il supporto della Camera di Commercio di Milano - è nato il Laboratorio di ricerca RISC:

“Rispazializzazione, Istituzioni e Socialità Contemporanea”avente lo scopo di sviluppare una riflessione sistematica  - di taglio teorico ed empirico – sull'attuale processo di  riorganizzazione spazio-temporale del mondo glocal, in relazione alle istituzioni e all'esperienza soggettiva.

Il Laboratorio, diretto dal prof. Mauro Magatti e animato dalla Facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, intende avviare un seminario permanente, di scambio e di approfondimento sulle dinamiche della socialità contemporanea che si collochi nel punto di congiunzione tra la riflessione accademica e la conoscenza degli attori che operano nella realtà in trasformazione.  Per fare ciò, il Laboratorio RISC prevede un programma di mobilità di ricercatori in entrata e in uscita e la costruzione di una rete internazionale tra i principali centri Europei e mondiali che lavorano sulle tematiche di interesse.

Nell’ambito del programma di lavoro del laboratorio, lo scorso 27 marzo si è svolto un primo seminario introduttivo del prof. Arpad Szakolczai (Università di Cork) dal titolo: “L’esperienza del tempo e dello spazio. Natura umana e liquidità moderna”. I prossimi incontri avranno lo scopo di affrontare tematiche specifiche come quelle della città, delle organizzazioni sociali, delle reti. Prossimamente sul sito di Globus et Locus saranno disponibili maggiori dettagli sul programma e i contenuti del laboratorio.

    

Baltic Forum 2006

Europe in the Mirror of Globalisation: Problems, Challenges, Perspectives,  Riga 26-27 maggio 2006

Si terrà a Riga, in Lettonia, la XI Conferenza annuale del Baltic Forum, che quest'anno analizzerà l'impatto dei processi di globalizzazione sul contesto europeo attraverso quattro sessioni tematiche:

  • The New Contours of Global Security: Redrawn Chessboard, Clash of Civilisations or Terra Incognita?
  • European Integration as Regional Globalization: A Benchmark Achievement or an Air Castle?
  • Actors and Objects of the European Globalization: Who Governs in the 21st Century Europe? Who Bears the Burden of Responsibility?
  • National Identities Face Cultural Globalization: Self-assertion, Conflicts and Search for Harmony.

L’iniziativa richiama ogni anno esperti di alto profilo internazionale, ponendo particolare attenzione al contributo dei rappresentanti del mondo dell’Europa orientale, della Russia e dei paesi ex sovietici.

Per approfondimenti vai al sito ufficiale del Forum: http://www.balticforum.org/index.php?catalogue&id=24&cid=1058

    

La recensione del mese

"La Società Riaperta" di Ralf Dahrendorf, Laterza 2005

“La società riaperta” è una raccolta di scritti tratti da discorsi e letture pronunciati da Ralf Dahrendorf nel periodo che va dal 1989 fino al 2003. Per Dahrendorf la storia – o, per lo meno, una nuova storia – ha cominciato a svilupparsi impetuosamente, attraverso molte opportunità e altrettanti pericoli, a partire dalla caduta del muro di Berlino.

L’era veramente e compiutamente globale, secondo Dahrendorf, scaturisce quindi da società nuovamente “aperte o riaperte”, quelle susseguenti al mondo dominato dalle superpotenze contrapposte USA e URSS. L’autore sottolinea infatti come “la distinzione fra società aperte e società chiuse è ancora più importante di quanto pensasse Karl Popper. (…)”.  In questo ambito si affermano le riflessioni e i primi tentativi di prassi di una governance o strategia di governo di tipo nuovo. “Nelle società aperte, la coordinazione del comportamento dei molti non si realizza attraverso direttive emanate da un punto centrale o da un’istanza particolare né attraverso un dettagliato calendario operativo (…).I ruoli stessi sono interamente acquisibili e non assegnati. Le società aperte promuovono il cambiamento naturale”.

Da buon realista qual è, Dahrendorf non ha dubbi sul fatto che “ogni dinamica della storia conosce dapprima pochi vincitori, e invece molti perdenti” e questo è, indubbiamente, il grande rischio di un mondo (globalizzato e localizzato) ancora in fase di assestamento.

Quali politiche si riveleranno, allora, percorribili e vincenti in un’epoca di forti tensioni dovute a ristrutturazioni sociali e rimescolamenti culturali? Dahrendorf afferma che “le nuove forze della globalizzazione sono forze dell’informazione” ancora più che quelle dell’economia. Bisognerà quindi tenere conto di questo nuovo approccio “immateriale” nel riconsiderare i rapporti tra entità locali e dimensione globale all’interno delle società liberali contemporanee che, secondo Dahrendorf, sono le vere portatrici del nuovo nella storia.

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