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"Ci siamo. Il futuro dell'immigrazione in Italia"

di Otto Bitjoka, Marina Gersony, Sperling&Kupfer, 2007.

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Otto Bitjoka, imprenditore immigrato che da vent'anni vive in Italia, dove si è laureato e ha avuto successo negli affari, affronta in questo libro una trattazione della problematica dell'immigrazione in modo serio e senza pregiudizi.
Secondo quanto afferma Bitjoka “l'Italia è al secondo posto nel mondo tra i paesi che attirano il maggior numero di immigrati. (…) Fino a quando potrà resistere questo modello di convivenza pacifica e civile? Si può gestire questo flusso di migranti in aumento?".
L'autore ritiene di poter rispondere positivamente alle domande di cui sopra, ma a date condizioni. La condizione prima e imprescindibile è che gli immigrati vengano recepiti non come una minaccia ma come un'opportunità per l'Italia. Il problema degli immigrati va visto, oltre che in riferimento a una serie di problematiche concrete e irrisolte (legali, civili, di convivenza), come un autentico problema culturale. Chi sono coloro che arrivano da "stranieri" in Italia e come vengono percepiti?
Nel libro di Bitjoka l'idea dell'incontro e dell'abbraccio con la cultura del luogo d'arrivo, nonostante impedimenti e incomprensioni, è sempre ben presente.
Inoltre, il libro dà una lettura inequivocabilmente glocal delle potenzialità che offre l’immigrato imprenditore, una figura sempre più presente e inserita nel panorama delle Pmi italiane. “I trecentomila imprenditori immigrati presenti in Italia – a cui va aggiunto l’effetto moltiplicatore giocato anche dagli altri membri famigliari, a loro volta inseriti nelle reti locali informali dei paesi di origine – costituiscono proprio quei potenziali partner locali su un mercato lontano ma a loro familiare”. Capita, però, che una risorsa così vicina e disponibile sia “tuttavia invisibile – nonostante costituisca il 6,5% del Pil italiano, quota destinata a crescere considerando le giovani forze lavorative che compongono il corpo immigrato e l’invecchiamento della società italiana .

Nella postfazione, Piero Bassetti propone una piattaforma culturale (l'italicità) attraverso la quale l'incontro con i nuovi venuti e la voglia di integrazione potrebbe portare a una società armonica, multi culturale e orientata verso valori condivisi comuni. 

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